Feed on
Posts
Comments

Dopo giorni di pioggia pesante che ha avuto conseguenze drammatiche in alcune zone del Veneto, il 4 novembre 2010 alla Tenuta Venissa presso l’isola di Mazzorbo, c’è una giornata di sole che è una poesia. Siamo arrivati alla tenuta da Cà Noghera in una ventina di minuti attraversando in barca l’incantevole laguna Veneziana. L’occasione è di quelle importanti, Gianluca Bisol e Roberto Cipresso, presenteranno agli importatori del Nord e del Sud America il Progetto Venissa e i vini di Winecirus.

Venissa nasce nel 2006 grazie a un’intuizione della famiglia Bisol e del Polo Nautico “Vento di Venezia” che, partecipando a un bando pubblico indetto dal Comune, si aggiudicano la gestione in comodato della tenuta, proponendo l’idea più originale. Una parte del progetto prevedeva il recupero produttivo e la valorizzazione degli orti e della viticoltura tradizionali della Laguna, in particolare il recupero dell’antico vitigno a bacca bianca denominato “Dorona” o uva D’oro di Venezia già presente in laguna dal 1400.

Gianluca Bisol ci racconta che il recupero della Dorona è avvenuto attraverso una serie di ricerche storiche presso le isole lagunari di Sant’Erasmo e di Torcello e che da 100 piante se ne sono ottenute 3.000 che sono state in seguito piantate a Venissa per un ettaro complessivo di vigneto.L’obiettivo è produrre fino a 5.000 bottiglie di un vino bianco di grande pregio che molto probabilmente verrà custodito in una bottiglia in vetro lavorato a Murano. Nel mese di settembre 2010 c’è stata la prima vendemmia e nel 2012 le prime bottiglie di Venissa, così si chiamerà il vino, saranno messe in commercio (comunque si possono acquistare già oggi en primeur). Accanto ai vigneti di Dorona ci sono anche gli orti coltivati dai pensionati di Burano ai quali basta attraversare il suggestivo ponte di legno per arrivare a Mazzorbo. Il progetto Venissa ha permesso anche il recupero dell’ex-casa padronale, ristrutturata nel rispetto delle originali tecniche costruttive della laguna ma con complementi d’arredo funzionali e modernissimi. L’”Ostello” si compone di sei camere con vista sul vigneto, sugli orti e sulla Laguna di Venezia.

Il programma della giornata, come dicevo, prevedeva la presentazione dei vini di Roberto Cipresso, in particolare quelli legati al progetto di ricerca Winecircus. Nel rispetto del progetto di Roberto e della sua idea di vino, quelle che pubblicherò di seguito non sono delle vere e proprie schede tecniche ma appunti filosofici tratti dal suo sito; al lettore, se lo vorrà, la possibilità di scoprire questi straordinari vini.

Quadratura del cerchio 2006
Ogni quadratura del cerchio è diversa dall’altra, e leggendo le coordinate cartesiane riportate in retroetichetta, si può viaggiare: mediterraneo, alpi, colline, suoli sabbiosi, argillosi e calcarei, esposizioni estreme in cui lo stesso sole darà contributi strutturali diversi; un vero e proprio caleidoscopio di aromi, colori e armonie, alla ricerca dell’equilibrio perfetto; una fusione di colori prima che un assemblaggio d’ingredienti. Alcuni terroires si trovano in perfetto equilibrio con altri, e in alcuni casi la mescolanza riesce a esaltare le singole espressioni invece che ottenebrarle. Benvenuti nel regno della mescolanza, benvenuti nel mondo in cui la sinergia e gli antagonismi che si creano tra migliaia di elementi producono espressioni nuove, spesso uniche. Da uve Syrah di Sicilia, Cabernet Franc, e Sangiovese.

Pigreco 2006
Ecco l’esaltazione della semplicità, della forza tranquilla degli elementi, della fantasia rassicurante, figlia d’identità potenti. Pigreco sarà un vino insieme lieve e complesso, ribollente di tutti gli elementi rimasti sulla tavolozza e sin qui inutilizzati, ma non per questo meno ricchi di forza e qualità. Identità precise, note e profumi netti, minerali profondi per storia e per terra concorreranno a costruire un melange di qualità, puntuale nel metodo e nel risultato come la semplice formula dalla quale deriva. Pigreco sarà perciò insieme un metodo e una certezza, un vino semplice e povero ma bello nella capacità di stupire. Da uve Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Petit Verdot.

Eureka 2005
L’etichetta esibisce la lettera greca “phi” quale simbolo del numero aureo di Fibonacci, ovvero del rapporto tra due numeri consecutivi della sequenza del famoso matematico, che sembra regolare molte delle simmetrie esistenti in natura, e che ha rappresentato per alcuni degli artisti più importanti del nostro patrimonio artistico il principale riferimento per la ricerca della Giusta Proporzione. In etichetta e in retro etichetta non sono riportate indicazioni su varietà e appellazioni ma appare solo la coordinata cartesiana corrispondente al preciso luogo di produzione. Un vino puro, originale, di terroir. Da uve Merlot e Sangiovese.

Il progetto Venissa è anche ristorazione di altissimo livello. Abbiamo avuto l’onore di assaporare i grandi piatti della chef Paola Budel, originaria di Feltre, che dopo essere stata allieva di Gualtiero Marchesi e Michel Roux e aver lavorato nelle cucine di prestigiosi ristoranti europei, passando anche per Tokio e Hong Kong, ha deciso di scommettere sul progetto Venissa rinnovando la tradizione della ristorazione veneziana. I menù di Paola si può dire che sono a chilometri zero;infatti le verdure arrivano dall’orto della Tenuta, il pesce dalla Laguna e dall’alto Adriatico, le carni dall’entroterra veneziano e Veneto.
Che dire, giornata indimenticabile come il tramonto sulla laguna di Venezia che ci accompagna sulla strada del ritorno, l’avevo detto che c’era una giornata di sole che era una poesia!

One Response to “Venissa, la Dorona e Winecircus”

Leave a Reply