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Nel 1972 con la pubblicazione di “Empirismo eretico”, Pier Paolo Pasolini, rispetto ai grandi temi della passione e dell’ideologia cercava un approccio polemico, provocatorio, meno accomodante verso il suo tempo e nei confronti dei veloci mutamenti che lo caratterizzavano. Oggi a quarant’anni di distanza Paolo Casalis con il suo documentario “Langhe Doc – Storie di eretici nell’Italia dei capannoni” in maniera meno veemente rispetto al grande poeta friulano, ma sicuramente non meno intelligente, ci racconta che c’è ancora qualcuno che ha voglia di eresia, qualcuno che con le sue scelte controcorrente ci costringe ad aprire gli occhi prima che sia troppo tardi, prima che succeda l’irreparabile.

Sinossi

Tre personaggi, tre produttori di cibo, tre “eretici” perchè pensano e agiscono in modo diverso rispetto agli altri, per raccontare un unico territorio, le Langhe, universalmente riconosciute come uno dei luoghi più belli d’Italia, di recente candidato a diventare “Patrimonio dell’Umanità Unesco”. Ciononostante, l’urbanizzazione, la cementificazione, il progressivo abbandono delle aree e dei mestieri meno redditizi rischiano di trasformare le Langhe nell’ennesimo tassello di quella che in ”Langhe Doc“ Giorgio Bocca definisce “l’Italia dei capannoni”.
Quelle di Maria Teresa Mascarello, Silvio Pistone e Mauro Musso sono storie di chi ha intravisto un futuro che non gli piaceva e lo ha rifiutato. Piccole sfide in cui tuttavia è possibile intravedere una dimensione ben più ampia; sfide ancora aperte, non ancora del tutto vinte e che forse non lo saranno mai:loro si muovono in una direzione, il mondo in un’altra, del tutto opposta.

Personaggi

Maria Teresa Mascarello (e il padre Bartolo Mascarello, morto nel 2005, attraverso l’impiego di materiale d’archivio)
Figlia unica di Bartolo Mascarello, leggendario patriarca del Barolo, strenuo difensore del vino tradizionale, ottenuto senza l’impiego di tecnologie moderne e senza piegarsi alle mode, Maria Teresa ha studiato a Torino, dove si è laureata in Lingue e Letteratura Straniera.
“Fino a vent’anni non riuscivo nemmeno a farle assaggiare il vino con un dito”, ricorda in un filmato d’archivio Bartolo Mascarello, che avrebbe voluto che la figlia restasse in Langa e frequentasse la scuola enologica.
Oggi Maria Teresa, tanto esile e minuta quanto determinata e combattiva, conduce da sola l’azienda famigliare e continua a produrre vino nella cantina di Barolo,“Come faceva mio padre, e mio nonno prima di lui”.

Silvio Pistone
Pantaloni militari, camicia da montanaro, capelli lunghi, sigaretta arrotolata a mano perennemente accesa.
Silvio si presenta così a clienti e visitatori della Cascina Pistone, a Borgomale, paese di alta Langa a circa 20 km da Alba. Qui ha costruito una casa, per la moglie e i due figli, e una stalla, per cinquanta pecore di Langa da cui produce formaggi dal gusto unico che vende a clienti privati e ristoranti.
Passionale, istintivo, testardo, Silvio è orgoglioso delle sue scelte e vuole spingersi ancora un gradino oltre.Il suo sogno è quello di riuscire a fornire più prodotti, altre agli attuali formaggio e pane, di riuscire a fare vivere di questo lavoro tutta la famiglia, compresa la moglie che oggi lavora in un grande stabilimento di Alba.
La sua ultima sfida è quella di fare il pane “Esattamente come si faceva una volta”, con una varietà di semi tradizionale, senza trattamenti nè pesticidi, addirittura ricorrendo a vecchie macchine agricole degli anni ‘30.
Silvio è un sognatore, ma estremamente concreto, con i piedi ben ancorati per terra.

Mauro Musso
La storia personale di Mauro Musso è legata a doppio filo ai temi della produzione e distribuzione alimentare. I suoi genitori avevano un allevamento intensivo di polli, spazzato via dall’alluvione in Piemonte nel ‘94; da allora, Mauro ha lavorato in un ipermercato della grande distribuzione, fino a quando per lui non è sopraggiunto un inaspettato licenziamento.
Dapprima per scherzo e per pochi amici, poi sempre più seriamente, Mauro ha incominciato a fare in casa i tajarin, la pasta tradizionale delle Langhe. Oggi la sua “Casa del Tajarin”, di cui è proprietario nonchè unico dipendente, produce svariati tipi di pasta, a partire da ingredienti selezionati di altissima qualità.
Mauro viveva in quello che oggi è diventato il suo laboratorio e negozio, ed è tornato a vivere con i genitori e l’anziana nonna. Odia i supermercati, e sta cercando con tutte le forze la propria rivalsa personale.

Giorgio Bocca
Giorgio Bocca è uno dei più importanti giornalisti e scrittori italiani. Originario della campagna cuneese, è stato a lungo partigiano in Langa, dove vive sua figlia e dove si reca ogniqualvolta gli è possibile. Stimatore e conoscitore delle Langhe, amico personale di Bartolo Mascarello e di altri “grandi di Langa”; da sempre voce critica degli eccessi del progresso e dello sviluppo del nostro Paese, al punto che la sua storica rubrica sull’ Espresso si intitola “L’Antitaliano”.
A lui, memoria storica di una Langa che non esiste più e attento osservatore dei giorni attuali, il compito di dipanare il contesto in cui si muovono Silvio, Maria Teresa e Mauro. A lui il compito di delineare gli scenari futuri delle Langhe, tra atteggiamenti passatistici e sviluppo sfrenato, candidature all’Unesco e denunce di scempi edilizi e ambientali.

Il Film (racconta Paolo Casalis)
L’idea di “Langhe Doc” me la portavo dietro da un paio d’anni.
Il mio lavoro precedente, “Il Corridore”, realizzato con Stefano Scarafia, ne conteneva in sé alcuni elementi (il rapporto con la natura, il paesaggio, il conflitto sviluppo/ambiente) poi necessariamente accantonati per via della potenza della storia personale e sportiva di Marco Olmo. Sapevo cosa volevo raccontare, ma mi mancavano i protagonisti del racconto.
A inizio 2010 ho letto, quasi per caso, un post del blog personale di Federico Ferrero, Alba Tragica, in cui raccontava il suo ritorno ad Alba da milanese acquisito, tra palazzoni ed edilizia popolare, né più né meno che la periferia di Milano. Dall’incontro con Federico (che inizialmente volevo come personaggio del film, ma poi per sua fortuna è riuscito a salvare la privacy) è arrivato il primo nome: Mauro Musso, un ex dipendente della grande distribuzione che si era messo a produrre tajarin (le tagliatelle piemontesi) in proprio. A cascata, Mauro mi ha parlato di Silvio, “un altro matto come me”, e nel giro di una settimana ho conosciuto anche questo Rambo ecologista, fuggito nei boschi con le sue cinquanta pecore.
Di Maria Teresa, invece, avevo delle notizie in famiglia, sbocciate nel nostro incontro. Per lunghi mesi Maria Teresa è stata un personaggio “in sospeso” perché gliel’avevo combinata grossa, dando buca per ben due volte consecutive al fatidico incontro dell’intervista; in poche parole, avevo esaurito la sua pazienza ancor prima di incontrarla, ma dopo alcuni mesi di “sbollitura” sono poi riuscito a recuperare i rapporti e lei, come già Mauro e Silvio, si è dimostrata persona aperta e disponibilissima. Un discorso a parte merita l’incontro con Giorgio Bocca. Volevo a tutti costi intervistarlo perché conosce profondamente e ama le Langhe e perché è una delle poche voci della cultura italiana che ha individuato i pericoli e le difficoltà del nostro rapporto con il territorio ed il paesaggio (“l’Italia dei capannoni” è una sua definizione, concisa e aspra come suo solito). Senza santi in paradiso, ho fatto la cosa più semplice: ho cercato il suo nome sull’elenco telefonico e l’ho chiamato a casa. Mi ha risposto con un tono austero, che però si è sciolto non appena ha appreso delle mie origini lamorresi.”Va bene, per quelli della provincia di Cuneo va sempre bene”.

La Realizzazione (racconta Paolo Casalis)
Dal punto di vista realizzativo “Langhe Doc” è forse un film atipico.
Nel descriverlo trovo più punti in comune con l’immagine del pittore, che da solo si addentra nel paesaggio con il cavalletto e la tela, che non con il grande cinema, quello fatto di maestranze, carrelli e grossi budget. E’ il mio modo di filmare, e non avrei comunque potuto fare altrimenti.
Per quasi un anno, a intervalli regolari, mi sono concesso piacevoli gite in langa, a trovare Mauro, Silvio e Maria Teresa e a riprendere i paesaggi innevati, il grano che cresce, la battitura, la vendemmia. Senza alle spalle una vera e propria scrittura, registravo elementi del paesaggio e delle vicende dei miei “eroi”. Fin dall’inizio, mi era chiaro che non avrei raccolto delle storie concluse, non avrei raccontato, come da manuale del documentario, “l’evoluzione di un personaggio”. E infatti i ritratti dei protagonisti sono parziali, così come quello del paesaggio, che necessariamente non poteva contenere tutti i luoghi e gli aspetti delle Langhe. E tuttavia mi sta bene così. Mi sta bene che le storie di Maria Teresa, Mauro e Silvio abbiano un finale aperto, che talvolta i concetti siano solamente abbozzati, che il paesaggio sia raccontato attraverso piccoli blocchi (gli Intervalli) di immagini e musiche create da Giorgio Boffa, amico e compagno di giochi dai tempi dell’infanzia (anche su questo aspetto, un bel ritorno alle origini).
Mi sta bene perché gli “eretici”, per definizione, non hanno un Libro, procedono per scarti rispetto al pensiero dominante, per scelte fatte di prove e tentativi, di fughe solitarie coraggiose e incoscienti. Per una volta, spero che il gruppo si metta al loro inseguimento.

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