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Dire che il Merlot sia un autoctono friulano è ovviamente una provocazione che però ha permesso di dibattere, in maniera davvero intelligente, in una preziosa tavola rotonda svoltasi nel novembre scorso a “Ein Prosit”, Il principale evento enogastronomico del Friuli Venezia Giulia dedicato ai vini da vitigno autoctono italiani e internazionali che si svolge ogni anno nel mese di Novembre a Tarvisio. D’accordo, il merlot è francese, ma provate a chiedere a un anziano avventore di una qualsiasi osteria friulana da dove viene il Merlot, vi guarderà sicuramente in modo strano e dopo aver abbondantemente imprecato, vi risponderà che il merlot (pronunciato, proprio così come si scrive), senza il minimo dubbio, è un vitigno autoctono (naturalmente il linguaggio sarà più aulico). Possiamo dargli torto fino in  fondo? Il vitigno Merlot è stato introdotto in Friuli nel 1869 dal Conte francese Teodoro de La Tour e da allora si è talmente radicato che in Friuli, ma anche in Veneto, si fatica a immaginare che questo vitigno sia il comprimario dei lussuosi vini di Bordeaux.  È incredibile il merlot, capace di raggiungere livelli di eccellenza ma anche di ridursi a vinaccio da bettola, a vino super economico da supermercato. Naturalmente vi parlerò di alcuni Merlot, tra quelli degustati di recente, che ritengo rappresentino l’eccellenza del Friuli Venezia Giulia (e della vicina Slovenia); ovviamente è solo il mio punto di vista, il dibattito è aperto!

Le origini del Merlot in Italia: La cantina Villa Russiz
Nel 1869 il Conte francese Teodoro de La Tour fondò assieme alla moglie austriaca Elvine Ritter l’azienda agricola Villa Russiz portando dalla allora lontana Francia le nuove tecniche di coltivazione della vite. Per prima cosa cercò di cambiare le varietà autoctone, non adatte per una grande enologia, con quelle più pregiate, importando dalla Francia, il Pinot, il Sauvignon, il Merlot ecc. Anche le tecniche di vinificazione cambiarono: costruì infatti una meravigliosa cantina a volte, completamente interrata che ancor oggi rappresenta il fiore all’occhiello di Villa Russiz. I vini cominciarono a diffondersi in varie parti d’Italia e d’Europa raggiungendo le più importanti mense dei regnanti di allora. Nel 1894 il Conte de La Tour morì lasciando alla moglie la responsabilità della coltivazione della vite. Intervennero anche gli eventi bellici e così Elvine decise di lasciare l’azienda al governo italiano (infatti fino all’epoca il territorio apparteneva all’Austria) che la eresse in Ente Morale.

Merlot Contea 2006 – Valter Sirk
Nonostante l’annata fredda (Valter Sirk dice estrema), un gran bel merlot, naso intrigante, molto morbido, tra qualche anno sarà in grado di stupire ancora di più

Merlot 2006 Magnum – Simon di Brazzan
Affinato per 12 mesi in botti di rovere da 5 ettolitri (tonneau) e 2,27 ettolitri (barrique), splendido naso speziato, grande morbidezza e persistenza che non finisce.

Merlot Vistorta 2003  Magnum – Conte Brandolini D’adda
Terza vendemmia da uve merlot in purezza, annata estremamente calda ma, nonostante questo, bellissimo naso di creta e sottobosco e notevole freschezza. Vino nato grazie alla collaborazione di Georges Pauli (enologo di Chateau Gruaud Larose).

Merlot Graf de la Tour 1998 – Villa Russiz
Da una annata povera, con grandi piogge, si è riusciti a mantenere le uve in perfetto stato sanitario, un bellissimo naso, grande struttura, migliorerà ancora!

3 Responses to “Merlot, autoctono friulano”

  1. Rosebud scrive:

    Diatriba mattutina con mia figlia: per me si pronuncia merlot, ma in Francia merlo’? Grazie.

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