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Le storie come quella di Mauro Musso mi riconciliano con un’idea di futuro che spesso, considerato il periodo storico e la tristezza del quotidiano a esso associata, faccio fatica a immaginare. Nel 1994, la spaventosa esondazione del Tanaro devasta la piccola azienda della famiglia Musso, un allevamento di Polli, e Mauro è costretto a ripiegare sul primo lavoro utile; fa il commesso in un ipermercato, ci lavora per tredici anni senza amore, in un contesto altamente spersonalizzante, fino a quando la passione per il mangiare e bere bene e per la salubrità degli alimenti gli fanno conoscere la famiglia Marino, che dagli anni ’50, a Cossano Belbo, produce farina con metodi tradizionali e solo con cereali di qualità; ecco l’illuminazione, Mauro si mette a fare la pasta fatta in casa (i Tajarin), con grani antichi e in maniera assolutamente naturale.

Avevo letto di Mauro Musso nell’ultimo libro di Andrea Scanzi ma non avevo colto appieno la caratura della persona, poi è arrivato il documentario Langhe Doc e Mauro, Silvio Pistone e Maria Teresa Mascarello mi hanno fatto capire due cose: la prima e che la dimensione del sogno è ancora possibile, la seconda e che se siamo capaci di trasformare in realtà i nostri sogni compiamo atti rivoluzionari in grado di restituire speranza e dignità alle persone e loro lavoro!

Intervista a Mauro Musso

Nel nostro scambio di battute via mail, mi ha molto colpito quando hai scritto: “Se la gente capisse che noi non ci sentiamo carbonari moderni, possiamo sembrarlo, ma il nostro intento è solo di produrre alimenti sani”..; non trovi incredibile che chi cerca la salubrità, l’integrità, la genuinità, a dispetto del veleno che quotidianamente ci viene propinato dall’industria, debba in qualche maniera giustificarsi?

Il 1° motivo che costringe noi piccoli artigiani a giustificare il nostro lavoro, è insito in ciò che le persone credono o presumono di sapere sull’alimentazione dopo decenni di lavaggio mentale, una tecnica ottenuta dal continuo bombardamento pubblicitario, che ha scardinato le precedenti conoscenze cancellando ogni abitudine innata e propinando volutamente informazioni frammentarie quando non false, per far conoscere solo quanto favorisse la loro sicura convenienza economica, mentre la chiave che ha permesso a questa tecnica di funzionare alla perfezione, è stata la mancanza di una minima cultura in materia di alimentazione e il non voler assumersi responsabilità decisionali di sorta, demandandole ad altri senza il dovuto controllo sulla veridicità e fattibilità delle stesse.
Il 2° motivo che spinge i produttori a illustrare la propria attività dettagliatamente, è dovuto al piacere e alla fierezza di poter far conoscere tutto quanto riguarda il proprio lavoro, eseguito senza utilizzare nessun trucco o stratagemma. Ricordo che chiarezza e conoscenza su ogni aspetto produttivo, sono sempre la garanzia di buona e alta qualità!

Nel documentario “Langhe doc”, riferendoti alla possibilità di realizzare prodotti fatti in casa, dici che “se si poteva una volta, non vedo perché non si possa fare adesso”; pensi sia realizzabile un ritorno al passato? Non credi che la società dei consumi abbia contaminato in maniera irreversibile l’uomo e che il ritorno alla natura sia una cosa per pochi, per le “solite” nicchie? Ipotizziamo però che esista ancora una speranza, quale può essere l’approccio culturale e sociale per ridare valore all’educazione alimentare?

Lavorare senza chimica di laboratorio, non solo è possibile, ma assolutamente fattibile e augurabile se si vuole godere di buona salute e quando si parla di alimentazione, ai nostri giorni è facilissimo proporre un approccio culturale e sociale, poichè è sufficiente “conoscere cio di cui abbiamo bisogno per sopravvivere”. Non si tratta di un ritorno al passato, ma di abbandonare un approccio produttivo commerciale e la pessima abitudine fine a se stessa chiamata “consumismo” (un’invenzione che spinge solamente a bruciare senza necessità e indistintamente grandi quantità di prodotti, solo per foraggiare un enorme giro di denaro che i soliti noti manovrano e di cui si approvvigionano).

Mauro, visto che sei un assiduo frequentatore di VinoVinoVino, la manifestazione di Cerea del Consorzio Vini Veri, come giudichi la situazione attuale dei “Vini Naturali”? Non ritieni proditoria questa distinzione tra produttori biologici e biodinamici da una parte e i così detti convenzionali dall’altra?

Per come la vedo io, noi siamo nati per vivere su questo pianeta e per questo motivo dobbiamo sottostare alle sue regole. Essendo questo mondo protratto allo sviluppo della vita con determinate regole, l’unico tradimento che si profila è dato da una mentalità e un insieme di comportamenti che vanno in senso contrario alla vita stessa ovvero tutto ciò che la nega o la ostacola. Oggi sappiamo che circa il 70% delle malattie è provocato più o meno direttamente dall’alimentazione: per quale motivo logico io dovrei nutrirmi di un qualcosa che, a priori, so già mi farà male? Dovrei scegliere cibi contenenti pesticidi, concimi chimici, materie prime modificate geneticamente, etc .. sapendo di farmi male, solo per risparmiare qualche euro nell’immediato o per foraggiare il mercato? Mi dispiace, non sono abbastanza stupido e neppure sadico o masochista! … Per fare un esempio: a VINOVINOVINO ho assaggiato e bevuto un sacco di vino in tre giorni e non ho avuto neanche un giramento di testa, mentre quando bevo un bicchiere di vini “truccati”, la mia testa va in confusione e l’apparato digestivo si blocca. Dovrei farmi del male per sostenere prodotti commerciali?
Per conoscere e apprezzare il grande lavoro fatto da Mauro Musso visitate il suo sito “Casa del tajarin”

Anche tu sei collina e sentiero di sassi e gioco nei canneti,
e conosci la vigna che di notte tace.
Tu non dici parole.
C’è una terra che tace e non è terra tua.
C’è un silenzio che dura sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
E’ una terra che attende e non dice parola.
Sono passati giorni sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E’ una terra cattiva – la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi e il canneto, e le voci
come un’ombra di luna.
Ritroverai parole oltre la vita breve e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio brucerà la campagna come i falò la sera.
(Cesare Pavese)

One Response to “La rivoluzione può iniziare anche dai Tajarin: intervista a Mauro Musso”

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