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“Tara genetica del vitigno”, se dovessimo soffermarci al solo significato letterale delle parole e al concetto che esse esprimono, non ci sarebbe dato di avere speranza alcuna: malattia, deformazione ereditaria, malformazione. Eppure da quest’apparente disastro della natura, da questa sorta di pianta Freaks, può nascere il sublime, può nascere un grande vino come il Picolit. Tecnicamente si parla di aborto floreale, che impedisce una corretta e completa allegagione. I fiori, anche se impollinati, non danno origine a chicchi d’uva e cadono, per questo il grappolo che si sviluppa è rado e incompleto, dieci al massimo quindici acini in tutto. I viticoltori friulani che abitano le colline a est di Cividale, seguendo il percorso del fiume Natisone fino al confine sloveno, hanno fatto il miracolo, trasformando quei soli cinquanta ettari vitati, in un nettare prezioso. Attenzione però, il Picolit si può trovare anche tra gli scaffali della grande distribuzione ma, come spesso accade, non è nemmeno lontano parente del vero Picolit; un po’ come accade per il Cartizze di Valdobbiadene, fiumi di vino quando poi in realtà la produzione dovrebbe essere limitatissima. Parlando di cose vere e genuine, mi piaceva raccontare di un’azienda agricola a situata Savorgnano del Torre, nella parte più occidentale dei Colli Orientali del Friuli, ed in particolare di un produttore che in questo momento ritengo la più importante per la produzione del Picolit, Marco Sara.

Marco è un vignaiolo giovanissimo, che crede in un sistema di agricoltura organica che rispetti la terra e ogni altro organismo vivente, ricercando l’equilibrio con l’ambiente e il rispetto dei cicli naturali, proprio per questo Marco aderisce all’associazione dei Viticoltori Naturali e se volete incontrarlo, oltre che in cantina a Savorgnano al Torre, lo potete trovare a Vinnatur e nelle manifestazioni nazionali e internazionali più importanti sui vini naturali (Vini di Vignaioli a Fornovo, Vin Passion a Lyon in Francia o al Natural Wine Fair di Londra).
I vigneti di Marco (circa cinque ettari) si trovano tra i 75 e i 300 metri di altitudine, circondati da tre ettari di bosco su terreni costituiti da marna, che in questa zona del Friuli è chiamata ponka, e arenarie a tessuto argilloso. Le vigne sono distribuite su tre proprietà: Cjestenar de Guardie, Roncut e Riu Falcon, quest’ultima importante per la botrytis. La cantina invece è situata in paese.
Per Marco, il senso della ricerca e del lavoro che si fa nella sua azienda si può esprimere in pochi concetti chiave: come prima cosa la scelta, di lavorare principalmente con vitigni che da sempre sono l’espressione dei Colli Orientali del Friuli come il Picolit e il Verduzzo; poi L’appassimento naturale, lento e graduale, senza nessun tipo di ventilazione o deumidificazione forzata, in armonia con l’andamento climatico dell’autunno, che ogni anno è diverso e da quindi vini diversi.
Infine il delicato incontro con le muffe.
Negli anni Sessanta  Luigi Veronelli scriveva così parlando del Picolit nel suo Vini d’Italia: “Non credo vi sia in Italia vino più nobile di questo, le sue qualità lo renderebbero in Italia ciò che per la Francia è lo Château Yquem“. Spero che Marco, viste le sue grandi capacità e fantastico terroir di cui dispone, possa trasformare questa ipotesi, paventata da Veronelli, in realtà o almeno tentare avvicinarsi il più possibile, i suoi vini già oggi sono grandiosi, domani chissà!

One Response to “Marco Sara, elogio dell’appassimento”

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