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Riprendendo il discorso sugli assaggi  a Vino in Villa 2011……..

Il Fuori quota
Era da qualche tempo che il nome “Perlage” mi arrivava all’orecchio, ma non ho mai voluto approfondire, a volte mi muovo come un pachiderma, mi distraggo e le cose importanti mi sfuggono. Questa volta però non potevo sottrarmi, le tre bottiglie di perlage erano lì nella spumantiera, davvero invitanti: Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Spumante Brut “ Animae” senza solfiti; Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Spumante Brut “Canah” biologico; Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Spumante Extra Dry ” Col di Manza – Rive di Ogliano” biodinamico, ma andiamo con ordine: il brut “Animae” senza solfiti è stato una rivelazione, con quella leggera ossidazione davvero molto intrigante che mi ha fatto pensare che questa potrebbe essere una strada interessante da percorrere assieme al prosecco sur lie, capaci negli ultimi tempi di grandi performance (e poi non dimentichiamoci che il sur lie è in grado di resistere al tempo, si possono stappare bottiglie del 1982, provate a chiedere a Umberto Marchiori). Una strada forse più interessante del Prosecco metodo classico che al momento non vede nella Glera un’uva particolarmente adatta, almeno per i vini che ho potuto assaggiare fino ad ora.  Stesso discorso per il brut “Canah” biologico che ho trovato perfetto in abbinamento con i fritti e con la tigella con una crema di lardo, il finger food preparato dagli artigiani del gusto dell’Emilia Romagna, regione ospite dell’edizione 2011 di Vino in Villa. L’Extra Dry ” Col di Manza – Rive di Ogliano, da agricoltura biodinamica, sicuramente il bicchiere più “aristocratico” dei tre, grande finezza, un prosecco che può dare grandi risultati in abbinamento con le carni bianche.
Perlage è attualmente uno dei nomi più importanti della DOCG Conegliano Valdobbiadene e una delle pochissime cantine in grado di presentare al mercato un’idea di vino che pur guardando alla tradizione è in grado di smuovere le acque a volte stagnanti del “Mondo prosecco”, davvero grandi.
Da non dimenticare, inoltre, che Perlage vini è molto attenta alla sostenibilità sociale, etica e ambientale del proprio lavoro e sostiene in maniera attiva il movimento LOHAS (Lifestyle of Health and Sustainability) nel mondo.

L’outsider
Capita che poi tra i banchi d’ assaggio succede quello che mai ti saresti aspettato, dici: “ ma si dai, un assaggio veloce, un nome che non conosco, sarà uno dei tanti” ed ecco che la mia spocchia viene subito punita, chapeau, giù il cappello per i prosecchi di Malibran, davvero vibranti, molto accentuati sulle note vegetali (anche per via dell’annata 2010 che come si sa è stata molto difficile) più che sulle fruttate, ma questa particolare caratteristica da hai vini un fascino del tutto particolare, un gran bel bere per la tipologia. L’azienda agricola Malibran di Susegana (TV) nasce nei primi del 1900 ad opera di Gregorio (Gorio) che decide di spostare le sue proprietà da Col S. Martino a Susegana.  In seguito suo figlio Girolamo, detto Momi, ha continuato a prendersi cura dei 7 ettari di vigneto. Nel 2004 suo figlio Maurizio, conclusi gli studi all’Istituto di Enologia di Conegliano, decide di dare una svolta all’azienda, la battezza Malibran, dal nome della casa di famiglia e progetta l’attuale cantina, rendendola particolarmente funzionale e innovativa. Da Malibran si bada al sodo, lo capisci dalla filosofia aziendale: “Rispettiamo la natura ed i suoi frutti”, parole dirette, immediate, senza fare marketing inutile e nell’opulento e spesso ridondante mondo del prosecco suona come un miracolo.

Il mondo dovrebbe essere governato dai matti, purtroppo non ce ne sono abbastanza. Allora bisognerebbe lasciare il timone ai potatori. Perché solo i potatori conoscono il passato, producono il presente e riescono ad immaginare il futuro”
( Isacco Pitusso, il matto del paese)

“Quel che vale veramente è la sapienza dei viticoltori, la composizione del suolo, il tipo di luce, l’inclinazione di certi tramonti, lo spessore delle gocce di pioggia”.
Entrambe le citazioni sono tratte da libro  “Finché c’è prosecco c’è speranza” di Fulvio Ervas, edizioni  Marcos Y Marcos, 2010

One Response to “Prosecco: le granitiche certezze, il fuori quota e l’outsider a vino in villa 2011 (parte seconda)”

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