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È davvero affascinante la denominazione Chateauneuf-du-Pape: tredici vitigni, sia a bacca rossa (Grenache Noir, Syrah, Mourvèdre, Cinsaut, Muscardin, Counoise, Vaccarèse e Terret Noir) sia a bacca bianca (Grenache Blanc, Clairette, Bourboulenc, Roussanne, Picpoul e Picardan) che possono combinarsi assieme per dare un unico vino. Va detto però che la maggior parte dei produttori ne utilizza un numero inferiore e che è l’uva Grenache Noir a farla da padrona. Infatti, proprio per questo motivo, spesso lo Chateauneuf-du-Pape è facile incontrarlo in degustazioni comparative con Cannonau, Tocai Rosso, Garnacha, Alicante: nomi diversi che indicano un unico vitigno o meglio, citando il prof. Attilio Scienza, un vitigno collettivo.
La zona vinicola di Châteauneuf-du-Pape è situata nella Valle del Rodano Meridionale a pochi chilometri a nord dalla città di Avignone e proprio a Châteauneuf-du-Pape, in Rue Porte Rouge si trova il Domaine du Banneret.

La Famiglia Vidal gestisce una proprietà di tre ettari e produce esclusivamente vino rosso a denominazione Chateauneuf-du-Pape, da vigneti che hanno più di trent’anni. Per la vinificazione si seguono metodi tradizionali: dopo la raccolta manuale, l’uva è sottoposta a fermentazione naturale, al termine della quale il vino “Fiore” viene messo in barrique di rovere per almeno due anni; in seguito viene imbottigliato senza alcuna filtrazione.  Il Châteauneuf Domaine du Banneret è un vin de garde (termine francese usato per indicare che un vino ideale per l’invecchiamento) pertanto conviene dimenticarlo il più possibile in cantina.
Ho degustato lo Chateauneuf-du-Pape Domaine du Banneret 2008 (Grenache 60%, Mourvedre 20 %, Syrah 15% e altri vitigni per il 5%), già oggi un vino di grande eleganza e complessità, bella speziatura (data dallo Syrah) tannino raffinato. Viene una voglia matta di assaggiare le annate più vecchie, chissà che emozioni. Meglio iniziare subito la ricerca.

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