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Aurora Endrici è figlia di vignaioli trentini. Dopo studi di comunicazione e marketing del vino si è dedicata alla comunicazione del vino, in modo particolare del Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. Liberà professionista dal 2002 Aurora Endrici collabora con la sua attività Vinoè Comunicazione all’organizzazione di Ein Prosit, Mare&Vitovska e molti altri eventi nazionali. Tra le varie attività nel settore della formazione e comunicazione, Aurora Endrici è da nove anni coordinatrice della Guida Vini Buoni d’Italia ( attualmente per la regione Veneto e Friuli Venezia Giulia), e membro della Associazione Donne del Vino Friuli Venezia Giulia.

Tre domande ad Aurora

Aurora poiché tu sei una delle donne del vino italiane per eccellenza la prima domanda è d’obbligo, pertanto ti sottopongo questi dati e ti chiedo di commentarli per avere una tua visione sul ruolo e sull’influenza delle donne nel mondo del vino: il 30 % delle aziende vitivinicole italiane è gestito da donne e la percentuale sale al 59% se si tratta di aziende di famiglia; inoltre sono in costante crescita le donne agronomo, enologo, senza dimenticare ovviamente le giornaliste, le sommelier e le enotecarie. A tutto ciò aggiungiamo che in Italia, le aziende dove ci sono donne al vertice hanno avuto negli ultimi tre anni performance migliori e sono fallite meno (analisi realizzata per il CorrierEconomia).

Caro Michelangelo, ti ringrazio per la tua domanda (dalla fin troppo gentile premessa). Credimi, ogni giorno qualcuno mi pone una domanda sulle “donne del vino” di oggi: la curiosità della gente comune è forte, ma anche tra operatori del settore l’attenzione alla nostra presenza è alta. Le domande più comuni? Quante siamo, se siamo più brave degli uomini, se davvero ci piace fare il vino o parlare di vino, se e ancora se… Questa curiosità è cresciuta negli ultimi anni, sicuramente anche per i dati che citi, che non mi stupiscono ed anzi mi confortano. Le donne impegnate professionalmente nel mondo del vino italiano sono sempre di più e credo si possa considerare
questo come un elemento di forza del nostro settore. Nel mio lavoro di organizzazione eventi e comunicazione del settore io stessa mi trovo sempre più spesso a collaborare direttamente con produttrici, donne ristoratrici, donne enologo, donne export manager; direi che in dieci anni di attività la percentuale è davvero triplicata ed oggi più della metà dei miei clienti o collaboratori sono donne. Ciò che mi convince particolarmente è la tenacia di una donna: in tempi di crisi per una donna è fisiologico non mollare la presa: una donna è da sempre abituata a concentrarsi su più fronti -lavorativi e personali- bilanciando le forze (anche mentali). La ciclicità delle crisi non la
spaventa più di tanto, lo dico anche a titolo personale. Il mondo del vino, l’economia in generale hanno bisogno di un approccio di mercato più empatico, elastico e fantasioso, spesso di rottura degli schemi e la donna può completare il lavoro maschile, se non addirittura precorrerlo.

Tu sei una delle coordinatrici della guida “Vini Buoni d’Italia”, che per altro ha il grande merito di essere l’unica guida ai vini da vitigni autoctoni italiani; a questo proposito, allargando il discorso alle guide in generale, ti chiedo come vedi il loro ruolo oggi? Sono ancora uno strumento valido per indirizzare le scelte del consumatore, sono in una fase di stanca o addirittura hanno fatto il loro tempo? Non credi che oggi la miglior “guida” possibile sia visitare le cantine, parlare con il produttore, farsi raccontare il vino direttamente da chi lo fa?

Come non darti ragione Michelangelo? La mia passione per i vini è nata dapprima negli anni di vendemmia nelle vigne di mio padre, poi nella cantina di amici produttori, e poi ancora negli anni che ho trascorso ovunque nel mondo del vino dove ho potuto ascoltare e registrare passioni, sfoghi e progetti. Ogni anno quando si avvicinano le degustazioni per la Guida faccio uno sforzo su me stessa, e non da poco: assaggiare alla cieca i vini di una regione, costituisce da un lato un atto di onestà intellettuale obbligato, ma è al contempo forte sofferenza. Spesso i vini che hai “sentito” nel cuore durante l’anno -perché la filosofia o la storia del produttore ti ha lasciato un segno- non li ritrovi tra i vini premiati. La degustazione alla cieca è spietata. Premesso tutto ciò, credo semplicemente che il consumatore (ma anche l’operatore della ristorazione o del commercio del vino) abbiano maggiori conoscenze sul vino rispetto a nove anni fa quando iniziò la mia bella esperienza con la guida Vini Buoni d’Italia. Ma sono spesso conoscenze “emozionali”, “per sentito dire”, “di fazione” e raramente corrispondono a una ricerca sul prodotto, condita da umiltà. Il ruolo delle guide è sicuramente ridimensionato ma funge pur sempre da un navigatore di rotta. Ascoltando il percorso indicato puoi decidere liberamente di fermarti dove più ti interessa. La mente curiosa e l’umiltà di approccio sono la migliore attitudine per entrare nel magma del mondo vino. Anche con una guida in tasca, just in case…

Negli ultimi anni, assieme ai produttori e al Consorzio vini del Carso, sia italiano che sloveno, hai organizzato due importantissime manifestazioni come “Teranum e i vini rossi del Carso” e “Mare e Vitovska”. Credo che questo sia uno dei rari esempi italiani di fare sistema alla maniera francese, o almeno è l’aria che si respira partecipando a queste manifestazioni: grande sinergia e affiatamento tra i produttori, voglia di fare qualcosa d’importante per la propria terra! Sicuramente uno dei modi migliori per far (ri)nascere il turismo enogastronomico in una zona di grande emozione e suggestione come il Carso. Cosa ne pensi e quali possono essere le prospettive future per questo territorio, sperando che non si mettano a piantare tutti Glera!

Il Carso triestino (anzi il Carso in generale!) ha un genius loci senza pari, che mi ha fatto innamorare e come me tanta altra gente: terra, vitigni, uomini, ospitalità, tradizioni: è difficile trovare oggi un territorio viticolo così magmatico, plastico, per certi versi così tradizionale (le case, la cucina, la lingua, la struttura patriarcale delle famiglie) eppure così veloce nell’apprendere e condividere esperienze enologiche con intelligenza. La potenzialità è enorme, ma è per fortuna fisiologicamente limitata da una “terra che non c’è”… quello che invece c’è è la vis carsolina, una sorta di baricentro che accomuna la maggior parte dei produttori della zona. Non temo l’invasione della Glera, non sulle terre rosse, non nelle cantine dei tanti attori del piccolo miracolo carsolino. Non c’è fame di far bollicine in zona, credimi. Temo invece che questo “incastro perfetto” di elementi naturali ed umani possa venire monopolizzato come esempio virtuoso della viticoltura giuliana a livello mediatico e politico, generando dello stress per gli stessi produttori. Il focus sui vitigni e i vini del territorio (anche grazie a Mare&Vitovska, Teranum e ai tanti massimi premi delle giude nazionali) è ormai altissimo. Ma in Carso, e chi lo visita lo capisce subito, le cose si fanno senza fretta, con il rispetto delle esperienze di chi ha preceduto, le scelte di gruppo vanno il più possibile condivise veramente, l’ingordigia da palcoscenico non è di casa.

2 Responses to “Aurora Endrici, comunicare il vino è donna”

  1. […] in collaborazione con Electrolux Professional e le chef  Donne del Vino alla presenza di Aurora Endrici e una giuria composta da imprenditori, giornalisti e personaggi illustri. In tutto sette uomini, […]

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