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C’è stato un tempo in cui, da Palermo ad Aosta, era tutto un fiorire di vini che finivano in aia e parafrasando Gaber, qualcuno vedeva la Toscana come una promessa, Bolgheri come una poesia, e i Supertuscan come il Paradiso Terrestre. Poi tutto è cambiato; a torto o a ragione, l’italica smania dell’abiura ha preso il sopravvento e quello che fino a cinque minuti prima era considerato il verbo, di colpo è diventato il nulla, dall’altare alla polvere nello spazio di un mattino. La stessa cosa è successa con la barrique, con i vini così detti convenzionali quando ci fu l’avvento dei vini naturali e adesso sta accadendo anche con la figura del winemaker. Per tornare a bomba sull’oggetto di questo post, mi sorgeva una domanda: “ La Toscana è ancora una regione vinicola dalla quale in vino italiano non può prescindere?” Assolutamente si! Per quanto mi riguarda per mille motivi: la terra, la bellezza dei luoghi, gli amici, i vini, i vignaioli e le cantine; un esempio concreto? Il primo che mi viene in mente è Le Macchiole a Bolgheri. L’azienda nasce nel 1983 dal desiderio di Eugenio Campolmi che, con la moglie Cinzia Merli, decide di intraprendere un progetto rivoluzionario per Bolgheri, territorio allora poco conosciuta. La storia delle Macchiole è una storia di lavoro duro, e di sogni che iniziano in vigna, investendo tutto su ricerca e sperimentazione. Al lavoro di Eugenio Campolmi e di Cinzia Merli, nel 1991 si aggiunge Luca D’Attoma che darà un’impronta originale al progetto, sperimentando nuove varietà come il Syrah e vinificando in purezza il Cabernet Franc, che porterà poi alla nascita del Paleo. Nel momento dei riconoscimenti e della stima dei grandi nomi del territorio, proprio quando s’iniziano a raccogliere i frutti della fatica, il destino avverso si porta via Eugenio Campolmi. Cinzia Merli, com’è capitato ad altre grandi donne del vino italiano (Ornella Costa, Marina Cvetic), privata troppo presto, non solo di un compagno di vita, ma di un vignaiolo simbolo, con caparbietà, continua l’amato progetto e giorno per giorno ne imprime la propria personalità fino a portare Le Macchiole ai vertici dell’enologia mondiale.

Cinzia Merli racconta i suoni vini

 Il Paleo Bianco è il figlio un po’ “difficile”. Deve essere seguito passo passo nel suo percorso. Ogni “comportamento” deve essere studiato, niente può essere lasciato al caso, talvolta estremizzando in modo da cercare di raggiungere il massimo dei risultati.

Bolgheri Rosso è l’ultimo nato, è il più viziato. Elegante, fruttato e divertente. Ti fa sorridere con piacevolezza facendoti pregustare già il futuro.

Il Paleo Rosso è quello che sento più mio, mi dà le sensazioni più forti. Sa sorprenderti piacevolmente. È colui dal quale ottieni, inaspettatamente, grandi emozioni. Ti entra nell’anima in modo suadente e intrigante, senza mai esagerare con le sue espressioni.

Lo Scrio è il figliol prodigo, quello che dà sempre pensieri, che fa lavorare duro. Con lui bisogna sempre fare attenzione. Mai mollare il controllo, ma sa dare grandi soddisfazioni. E’ il vino che più mi ricorda Eugenio.

Il Messorio è il figlio perfetto, quello che si impegna, del quale sei sempre molto orgoglioso. Colui che sa esprimere al massimo il carattere della nostra terra, che ha la struttura, l’eleganza e i profumi e che è espressione e immagine esatta del nostro DNA.

I vini degustati

Bolgheri Rosso 2009

50% Merlot, 30% Cabernet , 20% Syrah

Vigneti: Casa Vecchia 1983, Vignone 1999, Madonnina 2002

10 mesi in barrique da 225 lt di secondo e terzo passaggio, imbottigliato a gennaio 2011 e prodotto in 95.000 bottiglie.

La bevibilità di questo vino si potrebbe dire proverbiale, eppure è un vino complesso, importante, lungo.

Paleo Rosso 2007 IGT Toscana

100% Cabernet Franc

Vigneti: Casa Vecchia 1983, Puntone 1993, Casa Nuova 1998, Vignone 1999, Madoninna 2002

14 mesi in barrique nuove, 90% da 225 lt, 10% da 112lt è stato imbottigliato (senza nessuna filtrazione)  il 28 Luglio 2009 e immesso sul mercato nell’ottobre del 2010, prodotto in 27.360 bottiglie.

Da una annata strepitosa ecco uno dei miei vini da sogno. Il naso, di grandissima complessità, è  tripudio di note ferrose, spezie, frutti rossi, note animali. Morbidezza ed eleganza davvero uniche.

È come una splendida donna che ti tiene sulla corda ma che sa quando è il momento giusto per concedersi.

One Response to “Dalla Toscana non si prescinde: Le Macchiole a Bolgheri”

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