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Battere gli Inglesi non capita spesso; la penultima volta credo sia stata a Wembley, nel 1973, grazie a un goal di Fabio Capello; l’ultima, al recente Vinitaly, in occasione della degustazione comparata di Metodo Classico, per merito della Franciacorta e della Trento Doc. Le premesse del confronto erano di sicuro interesse, vista la crescente ascesa delle “bollicine” inglesi ma anche (soprattutto) perché l’Inghilterra, a causa dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale, viene indicata come la nuova terra promessa. In particolare i terreni del Sussex meridionale, zona dove si trova la maggior parte dei produttori inglesi, viene paragonata per il clima alla Côte des Blancs. Se a questo aggiungiamo che gli Inglesi rivendicano l’invenzione delle bollicine prima dei francesi (pare che un certo Christopher Merret ci arrivo nel 1662, ovvero sei anni prima del mitico Dom Pérignon) la degustazione, organizzata dalla rivista Decanter e dalla giornalista Michèle Shah, diventava qualcosa d’imperdibile.

Attualmente, in Inghilterra gli ettari di vigneto (principalmente Chardonnay, Pinot noir e Pinot Meunier) sono 1500; si prevede che per il 2012 ci sarà un incremento di 3 milioni bottiglie e nel 2015 di 5 milioni; il metodo champenoise inglese è il settore più importante della viticoltura inglese che serve principalmente il mercato interno, mentre l’export è rivolto principalmente a Scandinavia e Medio Oriente.

La degustazione

Franciacorta DOCG Villa Crespia Numero Zero: 100% Chardonnay, è un Dosage Zero ovvero senza aggiunta di zucchero in fase di sboccatura e che può essere fatto solo con uve di grandissima qualità, per parafrasare Michela Muratori “è la natura che si fa bollicina”. Un vino pieno, strutturato di bella freschezza ed eleganza in bocca.

Gusbourne Estate Vineyard 2006: 100% Chardonnay (Blanc de blancs). L’azienda ha circa 20 ettari di vigneto ed è relativamente giovane, infatti il 2006 è stato il primo anno di attività. Piacevole, acidità poco spiccata (e questo è un limite). Prodotto corretto, sovra dosato in linea con le richieste del mercato inglese. Un vino non molto equilibrato, sicuramente più interessante al naso che in bocca.

Trento Doc Ferrari Perlè 2006: 100% Chardonnay (blanc de blancs). Al naso note floreali, di agrumi e mela. In bocca bella acidità, bel corpo; una bollicina di grande eleganza e finezza.

Franciacorta Guido Berlucchi Cellarius Pas dosè 2006: 80% Chardonnay e 20% Pinot nero che aggiunge struttura al vino. Pas dosè è l’equivalente del dosaggio zero, in altre parole niente aggiunta di zucchero in fase di sboccatura. Bella complessità al naso: agrumi, frutta secca, pesca, albicocca. Bella finezza in bocca!

Chapel Down Estate 2006: 50% Chardonnay e 50% Pinot Noir. Piccola azienda del sud est dell’Inghilterra pluripremiata (medaglia di argento all’International Wine Challenge, ecc.). Sicuramente meglio del primo inglese anche se c’è sempre distacco tra naso e bocca. Mi ha ricordato il sidro di mele, anche in questo vino mancano complessità ed eleganza.

Denbies Wine Estate 2007: 50% Pinot Noir, 15% Pinot Meunier e 35% Chardonnay. è una delle più grandi e conosciuta cantine inglesi, produce anche vini fermi bianchi e rossi. Gli ettari vitati sono 100. Il vino fa la malolattica e sta tre anni e mezzo sui lieviti. S’inizia a intravedere un maggiore equilibro tra naso e bocca anche se il vino è un po’ esile, poco intenso e poco fine.

Hush Heath Estate 2008: 100% Pinot noir. Purtroppo è in giudicabile, con molta probabilità a causa di una malolattica in bottiglia non controllata, che ha dato origine a sentori di formaggio (gorgonzola) e carruba. Sono state aperte anche delle altre bottiglie ma il risultato non è cambiato, probabilmente una serie difettata perché Michele Shah garantisce di averlo assaggiato mentre preparava la degustazione qualche giorno prima del Vinitaly e il risultato era differente.

Ridgeview Wine Estate 2009: 50% Pinot Meunier e 50% Pinot Noir. Finalmente, l’unico Inglese coerente tra naso e bocca: elegante, naso discreto di frutta rossa, equilibrato e persistente. Risulta il migliore assaggio tra gli anglosassoni, il punto della bandiera.

Trento Doc Maso Martis brut riserva 2006: 70% Pinot Nero e 30%Chardonnay che fa barrique e malolattica. Rimane a maturare in bottiglia per almeno 4 anni prima di essere immesso sul mercato. Una Riserva atipica per il Trentino perché di solito viene privilegiato lo Chardonnay. L’annata 2006 per il Trentino è stata ottima e nel vino si sente tutta. Bollicina elegantissima, di bella morbidezza, naso di grande complessità, struttura, grande carattere, un vino unico; in poche parole il mio preferito della batteria, assieme (naturalmente) alla Cuvèe Anna Maria Clementi 2004.

Bolney Wine Estate 2009: 100% Pinot noir. L’attività di quest’azienda inizia nel 1972; siamo sempre su est Inghilterra e gli ettari vitati sono 16 ettari. Al naso è molto interessante, ma la morale è sempre quella, poco equilibrato, anche se ha una bella persistenza.

Trento Doc Altemasi riserva Graal: 70% Chardonnay e 30% Pinot nero. Una parte dello Chardonnay fermenta in legno e rimane ad affinarsi prima del tiraggio. Armonia, equilibrio, eleganza, bel frutto tropicale.

Franciacorta Cà del bosco Cuvèe Anna Maria Clementi 2004: 55% Chardonnay 25% Pinot Bianco, 20% Pinot nero che proviene da 16 diversi vigenti. Il vino mito della Franciacorta, premiatissimo, giustamente incensato. In questo momento mi emozionano di più altri prodotti del territorio (sento già le urla di disappunto e gli insulti che volano), magari tra qualche anno lo amerò alla follia, oggi no!   Per il resto una bollicina di rara eleganza, equilibrio e morbidezza sopraffine.

Alla fine credo sia improprio questo paragone tra inglesi e italiani, perché i gusti richiesti dai rispettivi mercati di riferimento sono molto diversi; c’è però un punto importante che va considerato: le bollicine inglesi si pongono su una fascia di prezzo importante: 17, 20, 25 sterline proprio perché il modello al quale aspirano è lo Champagne. In questo caso il rapporto qualità/prezzo è davvero sproporzionato se paragonato anche alle bollicine di casa nostra.  Una cosa è certa Franciacorta, Trento Doc, ma anche Oltrepo pavese e Alta Langha possono dormire sonni tranquilli, almeno per il momento!

7 Responses to “Metodo classico a confronto: Italia batte Inghilterra 6 a 1”

  1. alessandro zingoni scrive:

    Messa così è un bel “cappottino” 😉 ; difronte ad aziende trentine e franciacortine, soprattutto, di tale riconoscimento ce n’è davvero per pochi, compreso tanti Champagne! Sul dormire sonni tranquilli, forse per il momento, non direi per il futuro: saranno competitors sempre più agguerriti! Riporto un commento da un’altro blog: “..il vigneto Inghilterra avanza rapidamente … (le grandi maison di Champagne stanno comprando terre al di là della Manica.. Non è tratto da “Il Signore degli Anelli” :-)). Il terreno geologicamente è la continuazione di quello dello Champagne + le temperature che si sono alzate ed ecco che abbiamo la combinazione che c’era in Champagne 30 anni fa: da non sottovalutare anzi…”. Sulla qualità non discuto (essendo ancora a secco di assaggi per giunta). Sul prezzo leggo che in Inghilterra c’è molto mercato per gli sparkling appunto da “scaffale” a basso costo (compreso la nostra bollicina più famosa..). Bene così. Vedremo..
    Ciao, Alessandro

  2. lastanzadelvino scrive:

    In effetti hai ragione Alessandro, l’Inghilterra avanza, gli investimenti sono tanti, viste anche le condizioni climatiche favorevoli; sara interessante seguire l’evoluzione di questi vini.
    Ciao

  3. gianluca raschi scrive:

    Sono daccordo con te nel dire che oggi in Franciacorta ci siano prodotti che entusiasmano di più del pur buono Anna Maria Clementi, vedi Casa Caterina che hai appena recensito.

  4. Paolo Ianna scrive:

    Sulle bollicine dovremmo rivedere i parametri di giudizio. O si continuano a premiare le deviazioni come le puzzette frequenti, i lieviti invadenti, la liqeur sovrastante e i grevi barocchismi che vanno a trasformare qualcosa che dovrebbe essere fresco in una esibizione di culturismo enologico pieno di note amare e di pseudo frutta esotica. O si apprezzano la pulizia, la freschezza, la finezza e l’eleganza. Su Anna Maria Clementi concordo pienamente con te Miki. per essere un “quasi punto di riferimento”, mi è parso un vino “contorto”,realizzato abbastanza approssimativamente ( magnum da 156 Euro). In una recente degustazione cieca di10 bollicine italiane (Franciacorta, Trento DOC, Alto Adige e Piemonte), A.M. Clemente non ha fatto una bella figura :(…….

  5. Paolo Ianna scrive:

    ..Ops….Clementi….

  6. lastanzadelvino scrive:

    In effetti Gianluca hai ragione, su Casa Caterina come si dice in gergo sfondi una porta aperta :)

  7. lastanzadelvino scrive:

    Concordo pienamente Paolo, pulizia, freschezza, finezza ed l’eleganza sono gli elementi da ricercare in una “bollicina” di classe. Su Anna Maria Clementi mi fa grande piacere che una persona con una competenza smisurata come la tua la pensi come me :)

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