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Dove ci sono odio e vendetta spesso c’è anche un muro che separa e che dovrebbe evitare (ma per fortuna non ci riesce mai!) pericolose contaminazioni di pensiero in grado di sovvertire quella disumanità che si è fatta regola. Dove c’è un muro, c’è anche la speranza che alla fine quell’innaturale barriera vada in frantumi; è successo a Berlino, forse un giorno succederà anche tra Palestinesi e Israeliani. Per adesso quel muro, situato al confine tra i due “ stati”, divide anche i vigneti ma in questo caso, il vino è in grado di fare quello che per l’uomo al momento è solamente un’illusione e cioè unire. Anzi riunire, sotto un unica etichetta (Cremisan), i vini dei due territori in perenne lotta. Il progetto della cantina Cremisan, oltre a costituire una fonte di lavoro per molte famiglie di quella terra martoriata, rappresenta anche un importante tentativo di dialogo tra israeliani e palestinesi. Cremisan nasce dalla volontà dei Padri Salesiani di Betlemme con l’intento di riqualificare una zona considerata uno dei più antichi insediamenti agricolo‐artigianali della Palestina, risalente all’Età del Bronzo. Il progetto, sostenuto dal VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), mira allo studio, alla tutela e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e di rilevanza storica, contribuendo nel contempo al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione araba che vive nell’area compresa tra Gerusalemme, Beit Jala e Betlemme, attraverso il sostegno alle opere educative, sociali e assistenziali, gestite dalla Casa Salesiana in loco. Il punto e che non ci troviamo solo di fronte solo ad un lodevole progetto umanitario ma a una produzione di vini di grande qualità; merito dell’ottima materia prima, del terroir,  e del lavoro in vigna fatto da persone  competenti e qualificate  anche se di fede religiosa diversa (cristiani e mussulmani); il tutto sostenuto dalla competenza degli italiani  Andrea Bonini (enologo) Roberto Paglerini (agronomo).

Vini degustati

Cremisan Daboùki 2010 (100% Daboùki): da uve a bacca bianca, un naso intenso con note iodate e salmastre, bella freschezza.

Cremisan Hamdàni-Jàndali 2010 (100% Hamdàni-Jàndali): da uve a bacca bianca, naso complesso (frutta bianca e tropicale) ma è in bocca che colpisce particolarmente fino a diventare intrigante, davvero particolare

Cremisan Cabernet Sauvignon 2009: Naso complesso, terroso, rotondo con un bel tannino, che vino diamine!

 

 

“Un attimo”
Desidero solo silenzio e quiete,
non parlarmi di cose del passato e del futuro
non parlarmi di ieri e non andare
all’indomani.
Questo attimo, per me,
non ha nè prima nè dopo
non ha più senso
ieri è scomparso quali echi e ombre
e l’ignoto domani si dilaga lontano
e non si vede più
sarà forse diverso di quanto han disegnato
le mani dai sogni tuoi e miei,
diverso di quanto desideriamo?
Questo attimo, e non altri tempi,
è un fiore che si apre nelle nostre mani:
senza frutti senza radici
ma è solo un fiore di spontanea bellezza,
teniamolo bene prima che si trappi,
amore mio!

Fadwa Tuquan (Nabus, 1 marzo 1917 –  12 dicembre 2003) poetessa e saggista palestinese

13 Responses to “Cremisan, vini dalla Palestina”

  1. mainograz scrive:

    Così si fa, Michelangelo.
    Possibilità concrete ci ridanno energia.
    😉

  2. lastanzadelvino scrive:

    Mitico Graz, c’è bisogno di energia :)

  3. Paolo Ianna scrive:

    “Dare una mano” da quelle parti sempre in conflitto è una grande cosa, sono spiragli di luce che fanno intravedere un percorso verso la convivenza…

  4. lastanzadelvino scrive:

    Infatti Paolo, questo vino ha un grande significato…..Buon Compleanno :)

  5. rovino scrive:

    Bravo Mic, i tuoi articoli hanno sempre qualcosa di importante da raccontare, il che non è poco…

  6. lastanzadelvino scrive:

    Grazie Roberto mi rendi felice!

  7. Ma che bella cosa!!! Questa la voglio mettere pari pari su Cookart se sei d’accordo. Merita veramente. Tu sei veramente un grande Miche:)

  8. lastanzadelvino scrive:

    Grazie Raffa, quando vuoi per Cookart…….sul grande non diciamo cosa….eh….:))

  9. Per come la vedo io, hai azzeccato il vino dal significato più necessario che il mondo ha bisogno! Questa è la grande forza del Vino, può unire i popoli! Ed io ne sono assolutamente convinto!

  10. Chiara Simoni scrive:

    Grazie Michelangelo, attraverso le tue righe si leggono anche le immagini di questo dialogo e di questa voglia di costruire ponti.

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