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Ieri, su sollecitazione di Marco Remondino, Ricercatore universitario presso la Facoltà di Economia, Università degli Studi di Genova e Professore presso la SAA, Scuola di Amministrazione Aziendale dell’Università di Torino, ho pubblicato qui un questionario sull’influenza dei vari fattori che portano all’acquisto di un vino; qualcuno mi ha fatto notare che tra le domande non era presente, quale fattore influenzante, l’etichetta. Molti sono convinti che per il consumatore medio l’etichetta sia determinante per scegliere un vino; ma è proprio così? Remondino mi ha detto di aver pensato all’etichetta ma che non l’ha inserita nel questionario  perché voleva renderlo più snello possibile ma anche perché ritiene che l’acquirente medio sia poco influenzato da quel fattore che invece viene notato maggiormente dagli addetti ai lavori. Remondino ha inoltre rilanciato chiedendomi se conoscessi qualche caso specifico in cui l’etichetta avesse  inciso fortemente sui dati di vendita di un vino, andando finanche a superare la marca o altri fattori. Interessante vero? A me non è venuto in mente niente, anzi mi sono ricordato di quando, qualche mese fa su Facebook, commentando le nuove etichette di un produttore, ciò che per me era bello ed evocativo per altri era l’esatto contrario, arrivando a giudicarle addirittura come anti estetiche! Siamo davvero sicuri  che l’etichetta influenzi così tanto l’acquirente? Il dibattito è aperto!

8 Responses to “Siamo davvero sicuri che l’etichetta di un vino influenzi così tanto l’acquirente?”

  1. lastanzadelvino scrive:

    Questi i primi commenti su Facebook:
    Giovanna Maccario io so di avere delle etichette non proprio bellissime, ma ormai sono molto riconoscibili… :))

    Fabrizio Ferrante •
    basterebbe provare…. mettere lo stesso vino allo stesso prezzo, ma con 2 etichette diverse e vedere se vengono apprezzati allo stesso modo o se uno è + apprezzato dell’altro!

    Giustino Catalano
    Bisognerebbe stabilire nel quesito quale è il fattore che influenza il cliente nell’acquisto. La bellezza, la forma, i colori, la scritta, il nome. Mi spiego. Giovanna Maccario due post più sopra parla di riconoscibilità di un etichetta che riconosce non bella. Quindi significa che la riconoscibilità è altresì un fattore determinante. Se mettiamo su uno scaffale una bottiglia di Cirò con un’etichetta bellissima e accanto una di Brunello di Montalcino banalissima l’acquirente (messo che non badi al costo) sceglierà il brunello. Perchè? per riconoscibilità. Se accanto a quella stessa bottiglia di Brunello ne mettiamo un’altra ma con etichetta curata quasi certamente, se non è un esperto, propenderà per la seconda ( e qui vince l’etichetta). Se ne mettiamo una terza ma con un’etichetta scritta a mano e appiccicata sopra sceglierà questa. Vince il fattore genuninità. Insomma, voglio dire che l’etichetta è influenzante a parità di conoscibilità ma a seconda delle mode e delle tendenze. Questa prova è stata fatta pari pari su degli EVO 7 anni fa. Notammo proprio questo.

    Marta Valpiani Di Elisa
    Ritengo di sì, altrimenti non ci sarebbe una rincorsa all’impreziosimento delle nostre bottiglie, perchè in fondo l’etichetta quando non si conosce il produttore, è l’unico mezzo tra noi e il consumatore che dovrebbe trasmettere qualcosa sul liquido contenutovi all’interno, altrimenti non si spiegherebbe quando vado in tipografia i 3.000 tipi di carta, il tipo di doratura o argentatura a caldo a freddo, e da qualche mese anche il tipo di rilievo a cui si possono dare scritte ed immagini, per non parlare degli studi che le agenzie di pubblicità eseguono per la realizzazione di ogni singolo packaging.

    Sara Blandamura
    direi proprio di si! ogni giorno ho la fortuna di vivere le scelte di una bottiglia di vino dei miei clienti in enoteca…cosa molto istruttiva!!! Devo dire che spesso scelgono anche referenze sconosciute a patto che gli piaccia la bottiglia…ancora, spesso entrano e mi chiedono qualcosa che sia “bello”…e a dirla tutta non sempre sono persone poco preparate sull’argomento…per bellezza però non si intende qualcosa di bello in senso assoluto, ma soprattutto qualcosa che spicchi sullo scaffale e che attiri l’attenzione per qualche motivo…Certo da produttrice la cosa mi fa rabbia considerando che molte volte le migliori bottiglie, che contengono qualità, se non vengono spinte da noi addetti a lavori rimarrebbero tutte ferme…

    Pierpaolo Penco
    Chiediamoci di quale vino stiamo parlando. Se è una bottiglia da ristorazione, la scegli da una lista, un menù o una lavagna. Non vedi l’etichetta e non influenza il tuo giudizio. Se sei, invece, in una bottiglieria o, soprattutto, al supermercato (tempo medio di scelta per un vino 18 secondi), il processo d’acquisto è differente: hai spesso di fronte 3-400 etichette e i tuoi driver di scelta sono diversi (occasione di consumo o prezzo, ad es.). Qui serve “uscire” dallo scaffale per farsi scegliere ed il packaging ha un effetto comunicativo.

    Paolo Ianna L’importante dovrebbe essere il contenuto della bottiglia, ma anche l’aspetto, quindi l’etichetta può aiutare nella scelta in certe situazioni, come sostieni tu Pierpaolone.

    Federico Graziani l’etichetta è importante come primo biglietto da visita per chi non conosce il prodotto, deve rispecchiare la filosofia aziendale e il prodotto contenuto. d’altra parte, come il colore del vino, ti aiuta ad apprezzarlo meglio e può donare qualche emozione. pensate a Mouton Rothschild

    Cinzia Tosini
    Stavo passeggiando davanti ad una vetrina qualche giorno fa… gran vetrina direi. Bè, sono entrata. L’interno era molto… come dire, piatto senza alcun stimolo, insomma non corrispondeva all’interesse che la parte esterna mi aveva suscitato. Ho salutato e sono uscita. Così è tutto nella vita, ci sono le apparenze e ci sono i contenuti. Bere un calice di vino va vissuto nel suo complesso… quando è possibile ovviamente. Lo scrivevo proprio qualche giorno fa guardando una bottiglia di vino di un amico. Dal sigillo all’etichetta, sia quella davanti che quella dietro (importantissima per le prime informazioni). Poi i profumi e il gusto sono il verdetto finale che mi fa decidere se approfondire o meno. Detto questo, per me è detto tutto. L’etichetta (quella davanti e quella dietro) sono una “vetrina” importante, ma solo una vetrina”, perchè se il vino non è buono… la vetrina non la guardi più… Stesso discorso vale per tutto… anche per le persone. Dico spesso che se non c’è passione, vero piacere per ciò che si fa, il risultato non arriva alla gente… Il rischio è solo quello che ci si brucia in fretta. Le persone raramente ti giudicano nel complesso di ciò che fai… se inciampi una volta, è più facile che si ricordino di quella! Son tremenda… ma dove son finita…. grrr come al solito mi perdo nei discorsi sulla vita… Vale così anche per me e per tutti, giudicati e non sempre capiti. E’ per questo che mi piace così tanto chiacchierare con la gente. “Impariamo ad andare oltre l’etichetta!”

    Gianni Ghiani
    direi che il lato estetico di qualsiasi oggetto ha un’influenza sulla decisione d’acquisto. Detto questo, sono spinto a pensare che, per quanto riguarda una bottiglia di vino, sia più invogliato a comprare una bottiglia che si presenta bene mettendo in secondo piano il suo contenuto chi conosce poco di vino, delle sue varietà, delle sue provenienze, delle sue annate, ecc. C’è una bellezza del vino in sè che chi non sa “di vino” non vede!

    Annalisa Boncinelli Avrei molte cose da dire , forse troppe !!!

    Stefano Cergolj
    ‎… veniamo da un ventennio nel quale immagine e pubblicità hanno anestetizzato le nostre menti facendo venir meno i valori essenziali che dovrebbero essere le fondamenta di una società civile fondata sul lavoro e sulla meritocrazia. Se uno sceglie una bottiglia di vino solo per l’estetica dell’etichetta…allora gli auguro di trovarci dentro una sana schifezza … contenuti e qualità del prodotto in primis, ovviamente dopo una bella etichetta da quel tocco in + e rende una bottiglia affascinante a 360°

  2. lastanzadelvino scrive:

    Francesca Storer
    Sono d’accordo con chi ieri nel tuo post ha indicato l’etichetta come uno dei principali fattori d’influenza all’acquisto del vino per il consumatore medio. Uno dei principali non significa il principale. Con questo non s’intende dire che sia la bellezza dell’etichetta il fattore principale. E’ troppo soggettivo, sono d’accordo. Ci sono altri elementi che concorrono: l’originalità, la completezza di informazioni sul prodotto, la riconoscibilità rispetto ad altre sullo scaffale, la presenza di elementi grafici che il consumatore percepisce come familiari, etc etc etc. Poi c’è anche la percezione sensoriale, non solo visiva ma anche tattile e il gusto estetico di ognuno. Tralasciando le grandi marche, sono certa che un consumatore ricordi maggiormente un’etichetta originale piuttosto che una marca simile a tante altre. Scusate, spero di non aver esagerato.

  3. Simone scrive:

    ciao Michelangelo,

    hai sollecitato i tuoi lettori con un argomento che personamente essendo appassinato di grafica (oltre che di vino e rock’n’roll) mi stimola molto. A mio modesto parere posso garantire che una bottiglia esteticamente e graficamente ben fatta stimola di molto l’acquisto. E’ chiaro che il contenuto (cioè il vino) sia l’elemento più importante, però difficilmente una bottiglia con una bella etichetta mi ha tradito, é altrettanto vero che ho trovato vini eccellenti dietro etichette non proprio convincente.
    Dipende molto da come e dove una cantina intende proporre il proprio vino. Se hai un vino da culto (che so un Bartolo Mascarello ad esempio) allora l’etichetta può essere poco influente, ma se per esempio produci un Chianti da 10-15 euro e rientri tra gli scaffali delle enoteche insieme ad altre centinaia di bottiglie della stessa tipologia e fascia di prezzo, allora avere un’etichetta che ha stile e sa comunicare “qualità” al consumatore é molto importante.

    Se compro un vino che non ho mai assaggiato prima (cosa che mi capita, visto che mi piace molto assaggiare nomi e vini sconosciuti al mio palato), al di la delle mie conoscenze legate al produttore ecc… la prima cosa che guardo é l’eichetta. La bottiglia deve piacermi. Però forse da appassionato di grafica sono un po’ maniacale!!

    • lastanzadelvino scrive:

      Grazie Simone, davvero interessante il tuo punto di vista! Mi incurisci molto quando dici che una bottiglia con una bella etichetta difficilmente ti ha tradito. Tu però sei un’appassionato di grafica e quindi non fai testo :))

  4. lastanzadelvino scrive:

    Tina Fanari
    Secondo me l’apparenza è sempre relativa…Se conosco il vino , non bado all’etichetta.. se un produttore spende una cifra in etichette e pubblicità, significa che il contenuto non è meno importante..almeno spero!! Cmnq penso che una “bella” bottiglia con un buon vino faccia sempre la sua bella figura.

    Simona Migliore
    Dipende dal consumatore. Se si tratta di esperti si bada solo al contenuto, tanto è vero che si apprezza un grande vino anche se degustato alla cieca. Mi è capitato di testare dei panel e di far assaggiare dei vini giocando volutamente sulle etichette…e il risultato è…che l’etichetta nei casi di consumatori poco esperti influenza e non poco.

  5. lastanzadelvino scrive:

    Francesco Spano’ http://www.youtube.com/watch?v=Sg5EUjg6fcc&feature=related

    Fattitaliani intervista il prof. Bruno Laeng
    Il Wine Town 2011, svoltosi a Firenze il 24 e 25 settembre, è stato aperto nel M
    ercato Centrale di San Lorenzo dal professor Bruno Laeng, titolare della catt..

  6. […] chiedere la compilazione: vero. Ogni questionario è una richiesta, ma non di rado premesse e conclusioni sono insufficienti. Ma sopratutto a chi si presta, accade non venga concesso di accedere alle conoscenze che si vanno producendo anche con il suo contributo. Sento i questionari come espropriazioni (forse è bene che sia così?). Oppure mi lasciano indifferente, li compilo e immediatamente me ne dimentico (non così per il questionario rilanciato da Michelangelo Tagliente qui e qui). […]

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