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Me lo immagino Mario Mazzitelli che rimugina sulla sua idea di vino mentre si trova nel “regno dell’azzardo e della sperimentazione” di Winecircus a Montalcino, o mentre respira la presenza imponente della Precordillera Andina da Santiago Achaval, oppure pronto a rubare ogni segreto, per fare dei bianchi con i fiocchi, nella cantina di Venica e Venica a San Floriano del Collio. La valigia di Mazzitelli, il proprietario di cantina Lunarossa, è passata da tutti questi posti (e non solo); poi Mario è tornato a casa per fare vino nei Colli di Salerno a Giffoni Valle Piana.  Zona di bellezza intensa quella di Giffoni, che sorge alle falde dei Monti Picentini, famosa soprattutto per il Film Festival, manifestazione ormai conosciuta in tutto il mondo e dedita alla promozione del cinema per ragazzi. Dal punto di vista vitivinicolo, l’IGT Colli di Salerno non è certo tra le zone più note della Campania enoica, anche perché in passato non si è puntato molto sugli autoctoni (Aglianico, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Sciascinoso) ma più sugli internazionali o altri vitigni tipo Barbera, Malvasia Sangiovese e Trebbiano, salvo poi ritornare sui propri passi e questo per un periodo ha creato una sorta di limbo nella produzione di qualità! Oggi Lunarossa, oltre all’utilizzo degli internazionali, sta riscoprendo i vecchi vitigni anche grazie la collaborazione di Antonella Monaco dell’università di Portici, con la quale Mazzitelli, già dalla scorsa vendemmia, sta portando avanti una serie di micro vinificazioni che saranno ripetute anche quest’anno. Lunarossa vuol dire anche progetto UVA (Unione Vignaioli Associati) con un’idea di viticoltura e cantina condivisa che dà spazio ai piccoli vignaioli e ai grandi eno appassionati. È un progetto che vuole mantenere viva la tradizione vitivinicola dei Monti Picentini attraverso il recupero di piccole vigne rimaste inutilizzate o poco valorizzate; producendo circa 300 bottiglie personalizzate per ogni produttore.

I vini degustati

Costacielo uvaggio bianco 2010

Da uve Fiano (50%) e Falanghina (50%). Fermentazione in acciaio e successivo affinamento per 4 mesi, per poi fermarsi altri 6 mesi in bottiglia. Bel naso di frutta tropicale e fiori bianchi. In bocca è fresco e sapido e si chiude con una buona lunghezza. Anche se il Fiano e la Falanghina danno risultati strepitosi in altre zone  (es. Campi Flegrei), questo è un bicchiere di gran classe, in grado di migliorare con il tempo.

Costacielo rosato 2011

Da uve Merlot (50%) e Cabernet (50%). Fermentazione in acciaio e successivo affinamento per 3 mesi; poi legno per altri mesi e ancora altri due mesi di bottiglia. Naso netto e pulito, con le papille gustative che chiamano con urgenza la beva. Naso di frutti rossi (mora e ribes), petali di rosa, note vegetali e leggerissima speziatura. Freschezza e sapidità in bocca. Che bel rosato, molto centrato, colpisce per qualità e concretezza.

Quartara 2009 Colli di salerno IGT

Eccolo uno dei miei assaggi più interessanti di questo 2012. Da uve Fiano dei Colli di Salerno in purezza, vinificato con una lunga macerazione sulle bucce. La fermentazione avviene all’interno di otri di terracotta interrate dette appunto Quartare. Gli otri di 250 litri vengono riempiti con l’uva appena diraspata e, una volta partita la fermentazione naturale, richiuse con coperchi di terracotta studiati per permettere la fuoriuscita dell’anidride carbonica fermentativa. Dopo tre cicli di riempimento una parte del vino nuovo viene lasciato a riposare nelle Quartare con le sue bucce e le sue fecce nobili e poi travasato e passato in botti di legno grande. Dopo ulteriori 9 o 10 mesi di affinamento viene imbottigliato senza filtrazioni.  Naso davvero complesso di frutta cotta, fichi, datteri, foglie di te. In bocca è nervoso grazie all’acidità.  Sul finale compare anche una delicata ed elegante nota amarognola, è intenso e lunghissimo. A bottiglia aperta dopo 24 ore, profumi ancora più netti ed affascinanti. La 2009 è la terza annata di questo vino, sono già in commercio la 2007 e 2008 che non ho avuto la fortuna di bere; m’immagino che emozioni potrà regalare una verticale di questo vino tra 10 anni.

6 Responses to “Lunarossa, Quartara ed altre storie a Giffoni ma non è un film”

  1. Luca Mazzitelli scrive:

    L’esperienza tra varie cantine in Italia, gli studi universitari in Scienze e Tecnologie Alimentari, gli approfondimenti in enologia e l’animo da imprenditore fanno del mio caro fratello una figura innovatrice, dinamica ed originale nel panorama dei produttori italiani.
    Congratulazioni davvero (anche se il commento è di parte)

  2. lastanzadelvino scrive:

    Grazie Luca, quello che dici di Mario lo si percepisce assaggiando i vini!

  3. Loredana scrive:

    Stregato anche Lei dalla lunarossa?! Conosco tutti vini prodotti dal dott.Mazzitelli. Trovo eccezionali i suoi bianchi, in particolare il mitico “Quartara”.
    Non ne ha parlato, dunque, suppongo che non ha ancora degustato il Borgomastro (Aglianico). Le consiglio di degustare l’annata 2006. Poi ne riparliamo, se vorrà. Prosit! Loredana

  4. lastanzadelvino scrive:

    Grazie Loredana! Dei rossi di Lunarossa, scusi il gioco di parole, ne parlerò in una prossima puntata; meritano un post a parte!
    Cordiali saluti
    Michelangelo

  5. […] i vini di Mario Mazzitelli (Lunarossa) mi ero soffermato qualche mese fa sui bianchi (leggi qui) trovando nel Quartara 2009 (Fiano in purezza) uno degli assaggi più interessanti di tutto il 2012. […]

  6. […] di Michela, visto anche i miei recenti assaggi del Capasonato (1984-1985) di Vinicola Savese  e il Quartara Colli di Salerno IGT 2009 (affinato in otri di terracotta interrate dette appunto Quartare)…, direi che l’argilla è un materiale del passato che non è per niente passato, anzi. Il […]

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