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WineTown ha sempre un fascino particolare! Sarà forse perché si svolge a Firenze in alcuni dei palazzi e chiostri più belli al mondo? Domanda retorica ovviamente! Quest’anno però ho fatto un po’ l’eremita, nel senso che, fatta eccezione per una puntatina a Palazzo Pitti ad assaggiare i vini della provincia di Trapani, sono stato praticamente “rinchiuso” dentro il Palagio di Parte Guelfa. La motivazione? Due imperdibili degustazioni: “Il sentiero del Sangiovese”, organizzata da Davide Bonucci e “Il sentiero dei Biodinamici, tempo perduto o tempo ritrovato?“, organizzata da Giacomo Lippi in collaborazione con Sandro Sangiorgi. Nel corso di quest’ultimo anno ho assistito ad almeno quattro degustazioni condotte da Sandro e questa mi è sembrata quella più in “bolla”, con un Sangiorgi davvero in gran forma, didattica magistrale pochi voli pindarici, diritto al cuore del vino! È merito suo e naturalmente di Lippi se ho scoperto “Il Casale”, una grandissima cantina di Certaldo che fa biodinamica da sempre!

Il sentiero del Sangiovese
La degustazione di Sangiovese, condotta da Davide Bonucci, Enrico Pacciani e naturalmente dai produttori, ha visto la presentazione, di tre annate (1998, 1999, 2001) di Montevertine, Badia Coltibuono Chianti Classico Riserva, Bibbiano Chianti Classico Montornello, Il Marroneto Brunello di Montalcino. Davvero particolare questa degustazione, una sorta di scacchiera, orizzontale e verticale nello stesso tempo. Da un lato la possibilità di verificare le diversità dei terroir su pari annate e dall’altro la possibilità di verificare come si è trasformato lo stesso vino nel corso di annate diverse.
Diciamo subito che i 12 vini erano tutti in splendida forma, anzi in una fase di piena bevibilità! Ho trovato davvero intrigante l’annata 1998 molto più della 1999 e della 2001, in netta controtendenza con la maggior parte degli altri degustatori ma devo dire che avevo dalla mia il mitico Davide Bonuci e questo mi basta! Va anche detto che l’annata 1998, all’epoca non fu considerata grandissima, anzi ma, come la storia insegna, il brutto anatroccolo spesso diventa cigno!
Tra gli assaggi cito il Montevertine 1998 con un naso molto ricco dai toni vegetali e poi bacche di ginepro, spezie, terroso, anice, di bella acidità! Il Badia Coltibuono 1998, con un naso di cuoio, pepe, polvere, sentori animali marasca sottospirito e il Marroneto 1998, un Brunello di Montalcino di gran classe!

Il sentiero dei Biodinamici in WineTown -Tempo Perduto o Tempo Ritrovato?
Per rispondere alla domanda posta da Lippi direi sicuramente ritrovato! Questa degustazione, grazie ai vini dell’Azienda Agricola “Il Casale”, proprio per una questione di gusto, mi ha riconciliato con i vini biodinamici. Per quanto riguarda i vini, non mi ha convito del tutto il Pinot Nero Gattaia 2010 di Terre di Giotto: Che sia un tanto ambizioso fare Pinot Nero nel Mugello? Visto la giovane età delle viti è il caso di riassaggiarlo tra qualche anno. Il Cabernet Franc Duemani 2007 di Luca D’Attoma è un gran vino, forse però ancora troppo “Super Tuscan”! Sicuramente dei bei vini il Merlot Daino Bianco 2009 di Fattoria Castellina, il Melograno 2009 (Syrah 60%, Ciliegiolo 5%, Carrarese 5%, Pinot Nero 10%, più altri vitigni autoctoni) di Podere Concori ma quando inizia la verticale di Chianti Riserva Il Casale, con annate dal 2007 al 1986 ancora in botte di castagno, la terra trema! Dal Sangiovese atto a divenire Chianti Riserva 2010, passando per i – Chianti Riserva 2006, Chianti Riserva 2005, Chianti Riserva 2000, Chianti Riserva 1999 è un crescendo Rossiniano, che culmina con un poetico e dolcemente malinconico Chianti Riserva 1986!
Quindi alla prossima, Trenitalia permettendo, ma questa è un’altra storia!

4 Responses to “Wine Town 2012 tra Sangiovese e Biodinamici”

  1. Emanuele scrive:

    Ciao Michelangelo,

    Un bel resoconto, ma questa non è più una sorpresa.
    E tanta bonaria invidia per la mancata puntata fiorentina. La trasferta lavorativa non poteva cadere in un momento più sfavorevole.

    Sul Pinot Nero di Michele Lorenzetti – assaggiato qualche mese fa a Eccopinò, rassegna interessante nonostante il nome un po’ grottesco, dedicata ai produttori appenninici di P.N. – ho un giudizio convergente. Avendo degustato vini di altri produttori e da vigneti più vecchi, trovo calzante la tua versione: la veemenza, il presentarsi fitto ed esondante di forza e colore, non trovano corrispondenza nei Pinot Noir di altri appenninici tutt’altro che banali. Per intenderci: le caratteristiche di finezza, complessità, articolazione aromatica e profondità minerale delle prove migliori – o anche semplicemente corrette – in una certa zona d’Oltralpe rendono velleitaria ogni comparazione. Tuttavia, in prospettiva non sarà vano un confronto serio, spassionato e non competitivo, con zone quali Alto Adige, Alsazia, Vallese, Marlborough. Le premesse non sono scoraggianti.
    Se ti incuriosisce approfondire, ti rimando ai due articoli scritti dopo Eccopinò:

    http://storiedelvino.com/%d0%bf-notes-la-nave-dei-folli/

    http://storiedelvino.com/eccopino-degustazione/

    Un abbraccio,

    Emanuele

  2. Emanuele scrive:

    PS – Trenitalia permettendo? What happened?!?!

  3. lastanzadelvino scrive:

    Troppo buono Emanuele! Peccato tu non sia venuto, con la tua grande competenza sui vini toscani mi avresti fatto da guida! Sul Pinot Nero di Lorenzetti, sono davvero ansioso di riassaggiarlo tra qualche anno.
    Trenitalia…..fermi 2 ore dentro la prima galleria dopo Firenze Riffredi perchè la Freccia Rossa si era scassata, dopo mille peripezie e un cambio treno, ridardo accumulato di 4 ore……..

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