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Aglianico uva di razza ma selvaggia, non facile da domare! Recentemente ho avuto il piacere di bere due grandi bottiglie espressioni dello stesso vitigno ma provenienti da due zone d’Italia diverse: Il Vulture in Basilicata e Giffoni Valle Piana in Campania. Vini con un potenziale enorme, nel pieno della loro giovinezza, che alla prova del tempo potrebbero regalare grandi emozioni, per ricordarci, qual’ora ce ne fossimo dimenticati, che l’Aglianico è un grandissimo vitigno. Eccoli!

179243_4974946305150_1466397374_n Carbone Vini – Aglianico del Vulture 400 Some 2009

Di Carbone vini, splendida realtà del Vulture, avevo già raccontato qualche anno fa (leggi qui). La cantina di Sara e Luca Carbone è situata a Melfi proprio alle pendici del monte Vulture un vulcano non più attivo dalla preistoria ma che tecnicamente non può ancora definirsi “spento”. In questa zona di origine vulcanica il terroir e microclima sono unici e particolarmente adatte per la coltivazione della vite e dell’ulivo.

 400 Some 2009

È il vino dedicato a Carlo d’Angiò, proveniente da vigneti alle pendici del Monte Vulture a Melfi ad un’altitudine di 550 m. Il vino viene affinato in barrique e successivamente in bottiglia per 3 mesi. Naso intenso di spezie, marasca ma anche tabacco e terra. In bocca, il tannino lieve, grande struttura con una bocca molto lunga che ritorna a far sentire tutta la forza del frutto. Grande espressione di Aglianico, spendido!

66145_4974946625158_837504476_nLunarossa vini e passione – Borgomastro Aglianico 2007 Colli di Salerno IGT

Con i vini di Mario Mazzitelli (Lunarossa) mi ero soffermato qualche mese fa sui bianchi (leggi qui) trovando nel Quartara 2009 (Fiano in purezza) uno degli assaggi più interessanti di tutto il 2012. Visti i precedenti, le aspettative per il Borgomastro erano elevate e non sono state disattese.  Lunarossa vini e passione è una giovane azienda, con sede a Giffoni Valle Piana (Colli di Salerno IGT), a ridosso dei Monti Picentini.

Borgomastro 2007 Colli di Salerno IGT

Dal cru borgomastro sito nella zona pedecollinare a ridosso dei monti picentini. Viene elevato 24 mesi in botti in legno di rovere francese e castagno delle terre campane, per poi affinare ulteriori 12 mesi in bottiglia.  Il naso è complesso, grande frutto maturo in evidenza (confettura di prugna, frutti di bosco), spezie. In bocca è caldo e avvolgente, lungo, potente, balsamico. Un grande vino rosso, bravo Mario!

3 Responses to “Innamorarsi dell’Aglianico”

  1. quiche scrive:

    Amo l’Aglianico e come non potrei…è pieno di sapri della mia terra !!! Inoltre lo trovo ottimo per scaldare le fredde serate invernali e accompagnare pietanze soprattutto a base di carne ! Mi hai fatto venire volgia di preparare e pubblicare qualche ricettina su cui berci un buon calice di rosso…

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