Feed on
Posts
Comments

1463388_10201823525463526_876314315_nCerto vedere Flavio Faliva deve essere stato una sorta di colpo apoplettico per gli avventori del piccolo Bistrot di una tranquilla cittadina di provincia del Veneto Orientale. Era vestito come Vinicio Capossela nella copertina di “Ovunque proteggi”, cioè con un’enorme pelliccia nera, tribale o quanto meno pagana. Mi sono soffermato sulle facce degli astanti, ho visto volti sorpresi, i più preoccupati si sono tranquillizzati alla vista del più rassicurante Antonio Tornincasa, tutti però, nonostante la confusione, erano felici, di certo non sarebbe stata una degustazione noiosa di vini o di vini noiosi, privi di personalità. Flavio Faliva e Antonio Tornincasa sono rispettivamente l’enologo e il responsabile commerciale, o come direbbe Briatore, il Direttore Sales & Marketing di Cà del Vent, cantina situata al confine della Franciacorta, per la precisione a Campiani di Cellatica in provincia di Brescia. Benedette le terre di confine, sempre prodighe di genti e vini speciali. Cà del Vent, a dire il vero, l’avevo incontrata a ottobre del 2010, nell’ambito di una manifestazione commercial-istituzionale e quel Franciacorta “diverso” e poco commerciale, mi era piaciuto un bel po’!index Il bello e che in questi tre anni, a Cà del Vent, c’è stata una mezza rivoluzione in chiave biologico-biodinamica. Il tutto è avvenuto con molta umiltà, nessuna vanteria, semplicemente la necessità di fare un vino sano e onesto, stop! I vini che erano già interessanti prima, adesso hanno acquisito ulteriore spessore, pienezza, ricchezza.  Tra quelli che ho assaggiato, segnalo il Franciacorta Brut 2009 Pas Operè (89% Chardonnay e 11% Pinot Nero) che ti conquista subito per la sua immediatezza ma che non fa rima con facilità, semplicità o ammennicoli vari, qui si parla di sostanza. Il Franciacorta Brut Blanc de Blanc 2009 Pas Operè richiede invece un po’ più di attenzione, devi aspettarlo, ed è un giro di giostra, perchè prima magari gli preferisci il Brut ma poi ti travolge lentamente e te ne innamori. Discorso a parte per il Curtefranca 2011 (100% Chardonnay) e per il Curtefranca Tamerlano 2011 (100% Chardonnay da vigne del 1972). In queste terre, spesso la denominazione è bistrattata e i vini che ne derivano rilegati a secondo o addirittura terzo vino aziendale. Per Cà del Vent, niente affatto e in un’annata di grazia per la Franciacorta come la 2011, assumono statura notevole, magari provateli in una degustazione alla cieca, vi sorprenderanno, stenterete a riconoscerne la zona di provenienza, ne sono sicuro!

1497748_10201823553624230_1675468610_nUna precisazione sul significato di Franciacorta Pas Operé: categoria attualmente non normata (e forse non lo sarà mai), che prevede di non aggiungere nulla al vino in modo da non modificarne le caratteristiche, prima e dopo la presa di spuma. Alla sboccatura il vino viene colmato solo con altre bottiglie dello stesso lotto. Pas Operè non va confuso con Pas Dosè, classificazione relativa al solo residuo zuccherino (0-3 gr/l) e che può accettare l’aromatizzazione con liqueur d’expedition non zuccherina.  Questo sta a significare per i Franciacorta di Cà del Vent nessuna aromatizzazione del vino mediante aggiunta di diverse liqueur d’expedition, ma solo quanto dato dal Terroir e dall’annata.

6 Responses to “Cà del Vent, ovunque proteggi”

  1. attoadivenire scrive:

    Sono dei bravi ragazzi e se continuano di questo passo e con questa qualità, faranno arrabbiare il Mago 😉
    Ai loro esordi non mi piacevano molto, a mio umile parere, si sentiva troppo il legno, a volte da coprire la bella materia che c’era sotto, ma da quello che leggo dalle tue descrizioni, Michelangelo, oramai hanno passato questa fase e sono entrati nella fase dei vini buoni ed autentici.

    • lastanzadelvino scrive:

      Ciao Vincenzo, arrivare al Mago sarà dura anche perchè Aurelio non è propriamente identificabile con la Franciacorta :) in realtà il brut di Cà del Vent è molto territoriale. Discorso diverso per il Blanc de Blanc, sicuramente più grasso e non immediato, ma ripeto quanto detto nel post poi ti conquista e non smetteresti più di berne!

  2. Non avrebbe senso fare la gara con Aurelio. Ha il suo stile, uve diverse,terra diversa, una sua identità e altra esperienza.Non ci interessa, sarebbe stupido. Noi corriamo contro il tempo, in un settore dove il tempo è fondamentale. Gli errori di gioventù li fanno tutti e noi abbiamo addirittura rilanciato senza perderci di animo passando a fermentazioni e affinamenti integrali e non più parziali come negli anni iniziali. La misura è la virtù. La cessione di tostatura non è il nostro obiettivo ovviamente, il legno è un piccolo contenitore che ci permette di campionare e vinificare separatamente 13 particelle e ottenere sino a 25, 30 basi diverse ogni anno. Oltre che tenere il vino a contatto con i lieviti. Difficile raggiungere lo stesso risultato con vasche d’acciaio, dovremmo produrre molto di più in spazi molto ridotti. La tostatura è l’aspetto patologico del legno, bisogna solo attendere che si scarichino le barrique e per questo ci vuole tempo, anche perchè migliorando, non le comprerei mai dagli altri ( se migliorano col tempo perchè dovrei mai venderle?). I vini che dormono in cambusa sono straordinari ed in annate come il 2012 ad esempio, calda ed ossidata, ottenere vini di grande potenza non sarebbe stato possibile senza un lavoro con barrique scolme. Non con l’acciaio. Chi ci segue deve avere pazienza, mentre noi dobbiamo correre. Il tempo cambia tutto, l’esperienza anche. ” Solo gli imbecilli non cambiano mai opinione”(cit.). Grazie delle vostre parole.

  3. lastanzadelvino scrive:

    Infatti Antonio la gara non ha senso e non vorrei nemmeno che ci fossero fraintendimenti sul fatto che Aurelio potesse essere un riferimento per chi cerca una Franciacorta diversa. Lui fa i suoi vini, possono piacere come no ma non sono propriamente identificabili con la Franciacorta. Per il resto, credo che Atto a Divenire (Vincenzo) troverà molto interessanti le tue parole!

  4. Ho partecipato con molta soddisfazione alla presentazione dei sorprendenti vini “Ca del Vent”, e piacevolmente sorprendenti sono stati per me i due, Flavio Faliva e Antonio Tornincasa. I Vini e i due personaggi mi sono apparsi intrinsecamente legati, gli uni agli altri,da una stessa intesa filosofica che rispetto alla produzione di vino, va persino oltre. Infatti, la loro è’ una sana scelta di vita, che si manifesta attraverso la ricerca esasperata delle caratteristiche naturali del territorio, della vigna, trasferite nel vino.
    In tutto questo, nessuna competizione, se non con se stessi; e i risultati, per quanto io non sia un grande intenditore di vini, mi sembrano assolutamente entusiasmanti.

Leave a Reply