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1560756_10202124042776271_1393918734_nDi Bertani ho sempre amato le etichette, così stupendamente retrò, che rimandano ad un epoca ormai lontana. Naturalmente il contenuto delle bottiglie è sempre stato all’altezza della bellezza delle etichette: vengono subito in mente l’Amarone classico o il Secco Bertani, vini leggendari.  Sull’Amarone classico (ho degustato l’annata 2006) non spenderei molte parole. è un Amarone di riferimento, uno dei più importanti vini del mondo, vanto dell’enologia italiana che anche nel millesimo 2006 trova grande profondità. Il Secco-Bertani (ho degustato l’annata 2010), invece, è una sorta di icona, uno dei primi vini imbottigliati in Italia già alla fine dell’800. Raggiunse una tale fama che nel 1920 i monarchi vollero stampare in etichetta lo stemma della casa reale. Invece mi soffermo di più sulla novità di casa Bertani, il Novarè. Solo da uve Corvina in purezza e niente appassimento nei fruttai. Secondo Bertani il cambiamento climatico non rende più necessaria questa tecnica, preferendo una seconda maturazione in pianta. L’uva rimane in vigna fino a fine ottobre, il livello zuccherino si ferma mentre gli aromi si intensificano. 1620847_10202124043056278_2020134670_nPer un attimo ho temuto che Bertani volesse chiudere con la produzione di Amarone sostituendolo con il Novarè, ho chiesto spiegazioni, questa la risposta dell’amministratore delegato Emilio Pedron: “L’Amarone prevede per disciplinare l’appassimento e questo non è superabile. Sicuramente dovranno cambiare gli obiettivi viticoli che facciano propri i cambi climatici e le loro conseguenze sull’epoca di maturazione e sulla ricchezza zuccherina e il metodo di “messa a riposo”, meno invasiva e con durata inferiore. Assumeranno inoltre più valore vigneti di alta collina a maturazione tardiva”. In definitiva il Novarè non sostituirà l’Amarone, vuoi perché il disciplinare richiede l’appassimento, vuoi perché il blasone e la struttura sono tali da rendere impossibile qualunque paragone tra i due, però la scommessa di creare un nuovo vino con tecniche antiche è molto interessante. Ad ogni modo il 2012 è dotato di un bel frutto ed in bocca è leggiadro, un vino immediato ma mai banale, da seguirne l’evoluzione.

 

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