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1891256_10202411833290854_931327862_nDi certo l’affermazione del titolo non piacerà ad Armin, perché l’unico tappo che concepisce è lo Stelvin, punto e basta, senza tante discussioni. Purtroppo la mia indolenza non mi permette di essere così dogmatico, amo troppo il Quercus suber. Sono altresì convinto che la tesi che il vino evolva solo se la bottiglia è tappata con il sughero sia abbastanza dubbia e smentita dai fatti, lo stesso stupendo Merlot di Armin, il Klausner, ne è una prova vivente. Non volevo però parlare dei tappi ma del vignaiolo di Magrè. Ho avuto la fortuna di cenare con Armin qualche mese fa a Bussolengo, scoprendolo persona di rara finezza e compagnia e poi di assaggiare i suoi vini durante la presentazione del catalogo 2014 di Proposta Vini, rimanendone affascinato. Anche se, a dirla tutta, credo che il genius trovi il suo naturale completamento solo nel loci e proprio per questo motivo spero di andare a trovarlo presto!

I vini di Armin Kobler (non tutti)

1653389_10202160142638745_700309000_nOgeaner  Chardonnay    2012  da viti di 80 anni, uno Chardonnay di riferimento, per tutti!
Klausner  Pinot grigio 2012 da vigneti di 40 anni, raffinato ed elegante!
Klausner  Pinot grigio 2008 acquista notevolmente in complessità, poetico!
Kotzner Merlot rosato 2012 , se potessi pasteggiare tutti i giorni con un vino così sarei un uomo realizzato!

Klausner Merlot 2010 riserva, esaltazione della materia prima, grande frutto!
Klausner Merlot 2006, la summa del merlot, ecco dove si può arrivare, ed è incredibile farlo con un tappo a vite!

 

2 Responses to “Armin Kobler, uno che i tappi a vite può permetterseli”

  1. Paolo Ianna scrive:

    Ciao Miki. Trovo i vini di Armin Kobler, molto eleganti, di grande piacevolezza.
    I suoi Pinot Grigio, sono tra i più espressivi tra quelli nazionali.
    I “tappi a Vite”, quando chiudono dei buoni vini, non sono mai sotto giudizio. Tendiamo a maltrattarli quando il vino è mediocre, ma siamo sicuri che le chiusure “ex alternative” mettano in pericolo la qualità? Austria e Nuova Zelanda ci hanno creduto e i vini di quei paesi non hanno risentito in negativo da questo orientamento che risale più o meno ad una quindicina di anni addietro, anzi, i Sauvignon Blanc di questi paesi sono quasi di riferimento per tutti.
    Bravo Armin, aldilà della scelta del tappo.
    Bravo Miki… era inevitabile tirare in ballo il tappo…:-)

  2. lastanzadelvino scrive:

    Ciao Paolo, grazie per i tuoi interventi di grande spessore che arricchiscono questo mio blog. Ho voluto intitolare così questo post perchè in Italia siamo ancora in una fase preistorica rispetto all’uso dello Stelvin. Ho sentito una ristoratrice dire proprio ad Armin: “Io vini con quel tappo nel mio locale non potrei venderli, la gente non è ancora pronta, non capirebbe!”. Qualche settimana fa su Facebook c’è stato un interessante dibattito tra chi li ritiene il futuro e chi non li tollera. Io come dico anche nel post tendo ad essere reazionario, mi ci vuole tempo per arrivare , per il momento vedo il tappo a vite adatto solo per una tipologia di vini. Certo poi arriva uno come Armin e con i suoi vini e mi confonde le idee, mannaggia!

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