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1939738_10202561538993403_538038308_oLison Docg: ai più questa denominazione dirà poco; in realtà si tratta di vino bianco da uve Tocai che nei comuni del Veneto Orientale, a seguito delle sciagurate vicissitudini legali con gli ungheresi, ha preso il nome di Lison e che, come accade solo per pochissimi vini italiani, se prodotto nella zona di più antica tradizione può fregiarsi della menzione di “Classico”. Un vino nobile quindi, che la storiografia ci racconta, contrariamente alla legenda che lo vorrebbe di origine friulana, essere proprio della provincia di Venezia e che lì vi sia arrivato dalla Francia nella seconda metà dell’800, trovando nella piccola frazione di Lison il suo ambiente naturale per diffondersi, con grande successo, in tutto il Friuli Venezia Giulia e nel Trevigiano. La denominazione Tocai friulano sarebbe quindi dovuta ad una errata interpretazione di chi registrò il vitigno, considerando quel lembo di terra del Veneto Orientale ormai Friuli. Un vitigno difficile l’ex Tocai, ma dalle grandi potenzialità e longevità, anche nell’area della Doc Lison Pramaggiore. Me ne convinsi, una volta di più, qualche settimana fa assaggiando il Lison Classico 2009 di Borgo Stajnbech, la bella cantina di Giuliano Valent e Adriana Marinato situata a Belfiore di Pramaggiore in provincia di Venezia. Discutendo proprio con Giuliano nacque l’idea di fare una verticale coinvolgendo anche qualche amico. Detto, fatto e il risultato? Un viaggio attraverso otto annate a dir poco entusiasmante per una verticale che non ho timore a definire storica per la Docg Lison!

Lison Classico Docg Borgo Stajnbech 2013-2005

1939661_10202561536273335_1754985873_o2013. ancora in vasca. Ovviamente deve trovare equilibrio, ma prima al naso e poi in bocca si sente subito la grande materia prima. Davvero piacevoli le note mielate e non manca tipica mandorla finale, che ritroverò solo in questo 2013.

2012. Naso leggiadro e penetrante di frutta tropicale ma anche foglia di tè e poi tiglio e miele di acacia. Pur avendo molta paura uso il termine minerale (la nota è leggera), non saprei come altro definire alcuni profumi che sento al naso. Non si offenda nessuno ma in questo momento il Lison Classico di riferimento.

2011. Perde leggermente al naso in profumi rispetto al 2012, ad ogni modo sempre nette le note di tè e frutta cotta. In bocca invece e ampio e chiude lungo.

2010. Riprende ad aumentare la complessità al naso che con il 2011 si era persa leggermente. Con questa annata ma ancora di più con la 2009 la conferma della necessità di aspettare qualche anno per avere poi risultati notevoli. La bocca corposa e potente, bellissima acidità.

2009. Si confermano al naso la frutta tropicale e la mela cotta ma anche le note di tè tanto che credo si possa parlare di una cifra stilistica del Lison Classico di Borgo Stajnbech. In bocca ha una leggera grassezza, pieno e rotondo e con un’acidità in forma smagliante. Se il 2012 può essere riferimento per chi cerca un Lison classico giovane, questo 2009 può far innamorare chi invece nel quadrato semiotico si ritrova nella categoria degli enosnob (cfr. Intravino)

1801216_10202561540393438_1523323452_o 2008. Rispetto al 2009, al naso, oltre alla frutta matura aumentano le note dolci (miele, leggera vaniglia). In bocca è molto simile al 2009, tant’è che fino all’ultimo non sono riuscito a decidere quale fosse il mio preferito tra i due.

2006 e 2005. Brusca virata del colore per entrambi verso il dorato acceso tanto che al solo esame visivo potrebbe far pensare che i due vini sono al capolinea. Niente di più sbagliato, si tratta solo di avere l’accortezza di lasciarli evolvere nel bicchiere poi sarà bello sorprendersi non solo dai profumi (tanto per capirci ho sentito per la prima volta in vita mia un piacevole sentore di mais scoppiato, comunemente definito pop corn) ma anche della bevibilità ancora intatta.

2 Responses to “Storica verticale di Lison Classico Docg a Borgo Stajnbech”

  1. Paolo Ianna scrive:

    Eh si, Michelangelo, chi ha paura di lasciare affinare il vino non saprà mai cosa si perde a non conservare un po’ di bottiglie che quando le stappi… quasi puntualmente, sbarri gli occhi dall’emozione che ne puoi ricevere. Bisogna crederci. Se si continua a pensare che un vino bianco vada consumato al più presto e che se supera i due anni di vita, sia al capolinea…beh, allora c’è un mondo da scoprire e c’è da disperarsi al solo pensiero d’aver perso il meglio…Belle emozioni in quel Lison Classico 2009, nel 2006 e inaspettate quelle dell’annata 2005, che ricordo come annata difficile per i vini bianchi di queste aree. I produttori dovrebbero credere alla longevità dei loro prodotti e tenere da parte un archivio che più in là nel tempo potrebbe dimostrare ancor di più ad ogni assaggio, che queste sono le terre giuste, quelle vocate a dare i grandi vini.

  2. lastanzadelvino scrive:

    Già, concordo pienamente Paolo, ne ho fatto una battaglia personale!

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