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10985012_10204785187903236_8270607077883678324_oVilla Parens è un nome nuovo per il Friuli enoico, Puiatti invece è un nome che ha fatto la storia. Vittorio Puiatti, assieme a Marco Felluga, Mario Schiopetto, Silvio Jerman, è stato pioniere e visionario, ed ha tracciato il solco per quella che poi sarebbe stata la gloriosa viticoltura di queste terre. Vittorio Puiatti, già negli anni 70’ del secolo scorso aveva dato sostanza e forma al Metodo Classico friulano (italiano), unico vignaiolo ad uscire con un Blanc de noirs già nel 1978. Quando Vittorio Puiatti scompare nel 2001, il marchio di fabbrica è ormai una certezza e i figli Giovanni e Elisabetta ne raccolgono eredità, idee, sogni e progetti. Tutto bene quindi, si può viaggiare spediti con le spalle coperte. Invece no, ci si mette di mezzo Faust. Il desiderio di espandersi verso nuovi mercati porta con se delle insidie, magari il salto è troppo alto ed una volta fatto hai bisogno di un paracadute e di spalle più larghe delle tue che ti aiutino a sostenere il peso che si è fatto importante, quindi può capitare che le sirene di un grande gruppo farmaceutico ti possano ammaliare. Tormenti, notti insonni, poi arriva la proposta che non puoi rifiutare, un contratto vantaggioso, la promessa di mantenere intatta la tua filosofia, accetti. Ma il mito faustiano insegna che lo scambio è sempre fatale, poiché il prezzo da pagare al demone degli affari è la propria anima. Cosa che succede inesorabilmente. Il gigante che ti aveva fatto delle promesse non le mantiene e ti ritrovi presto spogliato del tuo passato, della tua storia, tanto da non riconoscere più il tuo nome. Quindi finale drammatico con dannazione eterna di coloro che hanno osato venire a patti con Mefistofele? No! Ci sono sei ettari mai venduti e gelosamente custoditi nel Collio, in quella meraviglia di Cru che è Ruttars, la salvezza dei Fratelli Puiatti. Un brevissimo periodo lontano dalle scene altro non produce che brama del ritorno e così nel 2014, un nuovo inizio, Villa Parens. Si restaura l’antica villa del nonno materno a Farra D’Isonzo, proprio dove Vittorio Puiatti cominciò a spumantizzare nel 1978, facendone cantina e struttura di accoglienza di grande gusto.

10519550_10204785183103116_5027545149815672696_oI vini degustati

L’idea di Vino di Giovanni Puiatti è netta, nessun compromesso, forse non immediatamente comprensibile a tutti:

– Assenza di macerazione sulle bucce;

– Non riposo dei vini sui lieviti;

– Nessuna fermentazione malolattica per i vini bianchi;

– Non uso del legno per l’affinamento dei vini;

– Vini con solo 12,50 gradi di alcol.

10830605_10204785181223069_1094575080763412678_oQuesto all’assaggio cosa comporta? Chi si aspetta vini facili, per non dire semplici rimarrà deluso. La Ribolla 2013 in purezza è davvero un vino di grande finezza, che traccia un percorso netto per il potenziale di questo autoctono spesso bistrattato; per non parlare del Sauvignon 2013, assolutamente non caricaturale ma di grande stile e raffinatezza, semplificando si direbbe che guarda alla Valle della Loira. Notevole anche il Pinot Nero 2014 assaggiato dalla vasca. Il risultato è sorprendente, anzi stupefacente; a dimostrazione che ci può essere anche un’interessante via friulana al Pinot Nero. In definitiva vini che recuperano (finalmente) il concetto di abbinabilità con il cibo. Certo ci vorrà un po’ di tempo per riprendere il filo interrotto; come ci vorrà un po’ di tempo e le necessarie attese sui lieviti per il metodo classico Blanc de Noirs (100% Pinot Nero) dosaggio Zero (30 mesi sui lieviti, in uscita a settembre 2015) e per il Rosé de Noirs (100% Pinot Nero) dosaggio zero (36 sei mesi sui lieviti e che verrà presentato a Vinitaly 2017), ma già oggi si può bere un delizioso Blanc de Blancs extra brut (un blend di Chardonnay e Ribolla Gialla), 18 mesi sui lieviti e lavorato come un Satèn franciacortino. La mano Puiatti si sente, ed è quella di chi ha un grande avvenire dietro le spalle.

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