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Il nome Specogna è legato ai miei primi approcci al mondo del vino. Ricordo che quando entravo in un esercizio commerciale (spesso parlare di enoteca era pura presunzione), tra Veneto e Friuli, dove ci fosse del vino in mescita, la visione delle bottiglie di Specogna mi metteva subito di buon umore. C’era la speranza di bere del vino buono o, meglio ancora, c’era la certezza che il titolare avesse attenzione per i vini di qualità. L’incontro con Cristian è stato poi conseguenza naturale; trovarlo non è stato difficile, visto l’impegno e la cura che ci mette nel promuovere l’azienda di famiglia. La storia dei vignaioli Specogna inizia però nel 1963 quando Leonardo, tornato dalla Svizzera dov’era stato migrante, acquistò un po’ di terra sulle colline di Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo, nei Colli Orientali, una zona tra le più suggestive di tutto il Friuli vinicolo. Inizialmente la produzione di vino era solo per l’autoconsumo e si affiancava alla produzione casearia e cerealicola. È con l’ingresso in azienda di Graziano e sua moglie Anna Maria, che il nome Specogna si lega indissolubilmente alla sola produzione di vino. Oggi il testimone è passato nelle mani di Cristian e Michele, la terza generazione, che nel giro di pochi anni, grazie a una passione instancabile, al puro talento e a un pizzico di sana incoscienza, hanno portato il marchio di famiglia in giro per il mondo. Non solo, hanno anche dato vita anche a una nuova azienda vinicola a Ramandolo, la Toblar. Con Cristian ho avuto il grande piacere di condividere alcune delle sue belle bottiglie e, discutendo di vino, abbiamo parlato anche delle prospettive del vino friulano. Ci siamo trovati in sintonia sul fatto che l’elemento distintivo, quello che può rendere unici questi vini, soprattutto parlando di bianchi, è il loro potenziale d’invecchiamento. In quelle cantine a Nord Est ci sono dei veri e propri tesori nascosti che i produttori devono avere il coraggio di proporre sempre di più, non è sui vini d’annata che si gioca la partita, questo va detto una volta per tutte. A conferma di ciò abbiamo assaggiato un Tocai 2004 semplicemente incantevole, anche se Cristian mi ha raccontato di aver aperto qualche sera prima un Tocai del 1982: pareva di sentire ancora l’indimenticabile triplo “Campioni del mondo” di Nando Martellini tanto era buono (ho cercato d’interpretare le sensazioni di Cristian mettendoci un po’ del mio perché nel 1982 il ragazzo non era ancora nato). Se lui era estasiato da questo Tocai di 33 anni, alla fine della degustazione nemmeno io ero messo male, soprattutto dopo aver assaggiato le sue Riserve e in particolare il Pinot Grigio Ramato ottenuto con metodo Solera dalle annate 2008 (70%) 2009 (5%) 2010 (5%) 2011 (5%) 2012 (5%) 2013 (5%) 2014 (5%), uno dei vini più interessanti e affascinati che io abbia bevuto negli ultimi anni.

 

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