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Dal 2014 il disciplinare dell’Asolo Prosecco Superiore Docg è l’unico che può fregiarsi della tipologia Extra Brut. Se nel 2014 la produzione si assestava attorno alle 50 mila bottiglie, nel 2015 è quadruplicata, segno che ad Asolo iniziano a crederci davvero. Questa è una gran bella notizia per un territorio unico che esprime vini di grande personalità e che merita di essere identificato per un elemento distintivo in tutto questo mare magnum di Prosecco. Onore certamente al Consorzio Vini Asolo Montello ma merito anche delle idee in fermento dei produttori; come dimostrano le ricerche che anno permesso il ritrovamento del vitigno a bacca rossa “Recantina Forner”, o dell’uva “Rabiosa” o “Rabbioso”, vitigno a bacca bianca, entrambi di origini antichissime e poi dimenticati. Senza dimenticare la proposta di revisione del Disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata e garantita“Colli Asolani – Prosecco” o “Asolo – Prosecco”, che andrà a tutelare la produzione del Colfòndo, vino di cui il produttore asolano Luca Ferraro è stato (ed è) uno dei massimi artefici per il (ri) lancio di questa storica tipologia. Proprio dalla produzione di Luca ho avuto la fortuna di assaggiare il suo Asolo Prosecco Extra Brut Superiore Docg . Diciamolo subito, un fuori quota, uno dei vini più interessanti assaggiati in questo periodo di feste. Sarebbe però un errore imperdonabile relegarlo alla sola proposta dei vini da bere nei pranzi e cene natalizi, perché merita attenzione e presenza sulle tavole tutto l’anno. In definitiva un bicchiere di gran classe, bello teso, diritto, con una delicata nota asprigna che non lascia scampo al contenuto della bottiglia. Dedicato a tutti quelli in cerca di riconciliazione con la tipologia o semplicemente a tutti quelli che non pensano che il mondo finisca a Valdobbiadene.

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