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Renè Magritte – la condizione umana 1933

Nel volumetto di leggera profondità che è il libro “Le Parole del vino” del giornalista Fabio Rizzari, curatore, assieme a Ernesto Gentili, della guida “I Vini d’Italia” pubblicata dall’Espresso, c’è un punto della lettura davvero illuminante a riguardo della distinzione tra vino furbo e vino vero, così Fabio Rizzari nelle pagine 114 e 115: “Delle molte differenze che un palato allenato può cogliere tra un vino costruito a tavolino, ammiccante, e un vino vero, ce n’è una decisiva. Lasciamo perdere i profumi, le sfumature aromatiche, il così detto naso, che pure ha grande importanza. L’arco gustativo che un vino disegna è anche più rivelatore. Un vino furbo, velleitariamente ambizioso, ha un attacco perentorio, quasi arrogante. Lascia intendere chissà quali doti, chissà quale intensità. Ma nel giro di pochi secondi si affloscia su se stesso. Si spegne, si rivela una sorta di fondale teatrale, dietro al quale c’è poco o niente. Così sono molti rossi superpotenti e superboisè, che non mantengono le promesse del primo impatto gustativo. Sono insomma vini che compiacciono soltanto la parte anteriore del palato, la più facile da sedurre, e anche la più infantile. Il vino vero segue spesso – non sempre, spesso – un tracciato del tutto diverso. Per quanto preciso, netto, il cosiddetto attacco di bocca è discreto, quasi reticente. Soltanto da centro bocca in poi rivela, in modo graduale ma sicuro, più incisività, più energia motrice, più profondità. Fino a disegnare un arco gustativo amplissimo e un finale irradiante- l’opposto del vino furbo, quindi: là un fondale di cartapesta (un guappo di cartone…), qui un esordio quasi timido, incerto, ma una progressione implacabile e un finale lungo e luminoso”. Mentre leggevo queste righe nella mia mente si affacciavano, in un montaggio serrato, le immagini crude dei vini che, dopo un breve/medio giro di bocca, ho visto sputare in questi anni. Nessuna deglutizione, nessun finale degno di tal nome ad adorarne o a bocciarne senza appello la trama. Sia ben chiaro, nessuna voglia di disquisire per l’ennesima volta sul senso dello sputare, sulla necessità o disdicevolezza. Semplicemente, e senza spocchia, condividendo carnalmente le parole di Fabio Rizzari, m’interrogavo quanto in questi anni professionisti della degustazione, con assaggi seriali compiuti sputando, hanno dimenticato l’importanza del finale, non godendo di quel “finale irradiante”, scegliendo un vino furbo ( magari decretandone anche il successo) anziché un vino vero, ma credo di scoprire l’acqua calda.

 

5 Responses to “Vino furbo o vino vero? Se lo sputi forse non lo saprai mai”

  1. aldo cannoletta scrive:

    Avendo fatto l’assistente proprio ai degustatori della guida dell’Espresso,quando si degustavano i vini senza deglutirli ma c’erano quelli che si ritenevano interessanti,si mettevano da parte per una seconda degustazione dopo almeno un’ora e possibilmente anche deglutendoli,poi si passava alla descrizione e al punteggio.

  2. Massimiliano Montes scrive:

    Assolutamente vero! Fabio Rizzari ha ragione, ho sempre pensato la stessa cosa. Vini al naso profumati e promettenti che in retrolfazione si perdono nel nulla… deglutirli significa significa dissolverli nell’evanescenza. Mi sono formato negli anni la solida convinzione che il vino naturale si sente e si capisce al palato, il vino artificioso esiste solo al naso.

  3. nadia salvador scrive:

    guarda caso sto proprio leggendo ” le parole del vino” di Rizzari come ne leggo tanti altri poiché il mondo del vino è divenuto in questi ultimi anni la mia più grande passione. Sono sommelier e dirigo i corsi per aspiranti sommeliers ma soprattutto partecipo a tutte le degustazioni possibili anche sparandomi di sera qualche centinaio di chilometri da sola, perché tanta è la smania di assaggiare nuovi vini, conoscere i produttori ma prima cosa inebriare i miei sensi. Talvolta rientro delusa perché mi aspettavo di più da un vino, da un’annata o da un’azienda particolare …..ma MAI ho sputato un vino! intanto trovo non sia una cosa carina per una signora e poi ……. come posso placare, avvolgere, addomesticare i miei sensi senza deglutire un vino???? in special modo un vino che non conosco, che non ho mai assaggiato prima, impensabile. Il mio fegato talvolta si ribella, viaggio con l’etilometro professionale in borsa ma non sputo !
    Vino furbo o vino vero? per me il vino vero è quello che dopo una bella serata a due mangiando e bevendo una buona bottiglia capita che ne resta un sorso nel calice, lo abbandoni lì sul tavolo e il mattino quando ti svegli e ti metti a sparecchiare lo vedi, non resisti, ci ficchi dentro il naso ed eccolo …… c’è ancora, è ancora vivo! Il passo successivo lo assaggi, tenendolo qualche secondo in bocca prima di deglutirlo e LUI ti regala ancora emozione. Questo è il vino vero !

  4. lastanzadelvino scrive:

    Grazie Nadia e grazie Massimiliano per il vostro prezioso intervento. Come ho scritto nel post non volevo disquisire sul senso dello sputare, volevo “solo” sottolinerare il fatto che la degustazione senza deglutire il vino è una degustazione imperfetta, incompleta e su questo non credo valga la soggettività.

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