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12976787_10207638491234036_6717306978832061838_oLa apro quella bottiglia di Au Contraire 2008 di Cavalleri? No, non la apro aspetto ancora qualche giorno. Poi i giorni diventano settimane e le settimane mesi.  Nel frattempo la consapevolezza che un ciclo si sia concluso, anzi, che sia terminato definitivamente un modo di approcciarsi al vino. Intanto esce anche il libro di Nicola Perullo “Epistenologia”, lettura illuminate, a tratti fulminante. Nelle parole di Perullo trovo quello che cercavo, un sostegno a un percorso intrapreso ma, giacché il bianco dei miei capelli non porta il titolo di dottore (cit.), cerco di semplificare il più possibile aggrappandomi a un concetto che mi pesa in testa come un macigno: “Il passaggio del sapere sul vino (essere esperto, avere competenze, avere cultura) al saper col vino, cioè a quel che facciamo col vino quando lo incontriamo: immagini, traiettorie, possibilità, creazione”. È arrivato il momento di aprire quella bottiglia di Au Contraire 2008.  Più vado avanti nella lettura di “Epistenologia” e più ho consapevolezza dell’esistenza di quel filo, per nulla sottile, intessuto di relazioni e corrispondenze, una sorta di macramè, che lega tutti i produttori che ho incontrato in questi anni e che ho amato (e amo), Cavalleri è in assoluto uno di questi. Assaggiare Au Contraire 2008 mi allontana nettamente dalle formalità; assaggiare Au Contraire 2008 è incontro totale con un vino e con chi quel vino l’ha creato, non ha bisogno di molte parole: mentre lo assaggi, capisci dove può arrivare la grandezza dell’Italia, della Franciacorta, di Cavalleri.

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