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Un territorio in grande spolvero quello della DOCG  Asolo Montello e gli assaggi fatti al recente Asolo Wine Tasting lo confermano.  Un  Prosecco che ha elementi distintivi abbastanza netti rispetto a Valdobbiadene: più esile quest’ultimo,  sentori  riconducibili più alla frutta matura invece che alla mela acerba  per Asolo. In poche parole, come ho avuto modo di dire altre volte, l’appassionato di Prosecco (vero), che approfondisca  il “gusto” Asolo rischia di innamorarsene perdutamente, ricordando anche che qui, e al momento solo qui, esiste la tipologia Extra Brut Superiore .  L’altro aspetto peculiare sono gli autoctoni:  la Recantina in primis che continua a essere un rosso di grandi prospettive e la Rabiosa ancora tutta da scoprire. Naturalmente non vanno dimenticati l’Incrocio Manzoni e i vini di derivazione Bordolese che continuano a regalare perle;  indimenticabile resta, ad ogni assaggio, soprattutto di vecchie annate, il leggendario Capo di stato di Loredan Gasperini.  Ultimo ma non meno importante il Colfòndo, che ad Asolo trova la sua terra d’elezione. Alla fine dell’Asolo Wine Tasting 2016 mi piaceva che un paio di argomenti,  già declinati durante la manifestazione, fossero meritori di un maggior approfondimento e per questo motivo ho chiesto lumi al presidente del Consorzio Vini Asolo Montello Armando Serena e a due giovani produttori, come Luca Ferraro e Francesco G. Siben, ecco quanto emerso:

 Volevo capire meglio la questione del Consorzio unico: è una strada percorribile? Immagino che commercialmente possa essere per voi una mossa vincente però, in una visione romantica, temo possa farvi perdere un’ identità ben definita che vi siete costruiti nel tempo con grande fatica, che ne pensate?

Armando Serena presidente Consorzio Vini Asolo Montello

In merito alla proposta del Consorzio Unico ritengo sicuramente valida l’idea che i tre Consorzi si propongano in team. Non vedo invece altrettanto percorribile l’ipotesi di disperdere le peculiarità dei tre territori.  Preliminarmente ci sarebbero comunque da appianare le seguenti differenze tra i Consorzi (forse non insuperabili ma parecchio impegnative):

  • Sulle denominazioni: il Consorzio Vini Asolo Montello, oltre all’Asolo Prosecco, tutela anche il Montello DOCG e le DOC (Recantina, Manzoni, ecc..). Sono tre disciplinarei in totale con più vitigni; gli altri due tutelano solo Prosecco.
  • Ci sono diversità anche nella gestione dei tributi da incamerare dai soci dovute a:
  • differenti aliquote sulle produzioni rivendicate
  • differenti modalità di riscossione
  • Non ultimo, le modalità contabili-amministrative che sono gestite diversamente uno dall’altro.

Esaminando con pragmatismo vantaggi e svantaggi:

  1. Riduzione dei costi.
  2. Mi sembra che i risparmi eventualmente ottenibili possano essere solo marginali: da quello che so i tre Presidenti e i CDA lavorano volontariamente e gratuitamente; inoltre le strutture attuali (specialmente per l’Asolo) credo siano difficilmente comprimibili.
  3. Protocolli viticoli e indirizzi fito-sanitari comuni.
  4. Sicuramente è una grande opportunità; le due DOCG li stanno già perseguendo assieme (qui si riducono i costi perché c’è una ricerca tecnica unica). Entro un lasso di tempo abbastanza limitato, poi lo dovranno fare tutti in Veneto (anche altre denominazioni) perché obbligati dalla Regione con l’effettiva entrata in vigore del PAN (vedi allegato)
  5. Ho notato (con piacevole sorpresa) come i viticoltori negli ultimi 5-6 anni siano diventati estremamente sensibili alle tematiche sulla sostenibilità! Ad esse si stanno allineando, con i necessari tempi tecnici,  per convinzione propria ma anche perché i consumatori (mercato) lo pretendono sempre più incessantemente.
  6. Promozione in comune.
  7. Ottima opportunità se prima di tutto venisse definito un marketing di base condiviso tra di noi che (pur mantenendo le proprie identità) porti ad evitare comunicazioni del tipo: “il mio Prosecco è virtuoso o più buono perché l’altro è di agricoltura industriale”. Queste distinzioni, a mio parere, fanno male a tutte le denominazione Prosecco; per valorizzare la propria DO si possono e si debbono utilizzare altri argomenti.
  8. Sarebbero da definire priorità e paesi obiettivo.
  9. Peso socio-economico-politico.
  10. E’ già ora molto grande ma l’unione dei tre lo accrescerebbe ancora di più. Non dimentichiamo che nel Prosecco hanno investito aziende Italiane (Ferrari per Bisol) e multinazionali Tedesche (Mionetto) Svizzere (Shenk), Russe (Contarini). Forse qualche altra sta arrivando; il nostro è un fenomeno planetario!
  11. A livello MIPAAF ed in misura forse maggiore al MISE, il Prosecco (la più grande denominazione mondiale) è certamente già considerata; l’unione ne darebbe un peso ancora maggiore.
  12. Così dicasi per Federdoc ed altri enti associativi e sindacali.
  13. Visibilità delle tre DOCG
  14. È il vero punto critico: c’è la possibilità che la parte del leone  vada a chi rappresenta 355 mil. di btg.
  15. Anche per questo riterrei opportuno mantenere separata l’identità dei tre Consorzi.

Voglio tirare in campo il “Sistema Prosecco”.

È una Società Consortile costituita nel 2014 tra i tre Consorzi che ha come oggetto sociale la difesa nel Mondo del nome Prosecco (vedi visura allegata).

  • nel 2015 ha fatto desistere (assistito da validi team legali) circa 140 tentativi di usurpazione (vado a memoria) di assonanze e/o imitazione del termine Prosecco nel mondo.
  • Il “Sistema” stato coinvolto dal Bundesministerium fur Emaehrung und Landwirtschaft (in Germania corrisponde al MIPAAF) di concerto col quello Italiano, per procedere col “Protocollo d’intesa per la cooperazione rafforzata Italia-Germania sulla protezione delle DOP italiane “Prosecco”. Quando e se andrà definito, il SISTEMA PROSECCO potrà agire direttamente in prima istanza contro le usurpazioni, evitando molti passaggi preliminari tra Italia-Germania e successive comunicazioni burocratiche.
  • Purtroppo queste notizie non sono ancora state divulgate in modo adeguato anche se ne abbiamo già parlato di farlo in un CDA del Sistema Prosecco.
  • Al Sistema Prosecco ci si incontra periodicamente con gli altri Presidenti e direttori per espletare diverse attività. Abbiamo così approfondito i legami tra di noi condividendo le tematiche più stringenti.

Concludendo l’argomento del Consorzio Unico.

“Il Sistema Prosecco”

  • per me può già oggi rappresentare una specie di Consorzio “Federale” in cui gli obiettivi comuni sono definiti e vengono sostenuti insieme ma si mantengono le individualità delle DOCG
  • il suo Oggetto Sociale può essere ampliato PER GRADI includendo gli obiettivi dal 2 al 5 o altri.
  • è già costituito e funzionante (l’attuale Presidente è Stefano Zanette)

Se dipendesse da me quindi non creerei altre nuove infrastrutture (sai quante carte, complicazioni e nuovi adempimenti) e, senza dover andare in cerca dei “Massimi Sistemi”, lavorerei invece su questo facendolo crescere “motu proprio” giorno dopo giorno.

Luca Ferraro – Bele Casel

Questa è una questione assai delicata, si parla di unione dei due consorzi dal tempo della nascita delle due Docg. Per quanto mi è possibile cerco sempre di scindere il romanticismo dalla concretezza e sono convinto che l’unione dei consorzi potrebbe risultare una scelta felice  se non addirittura obbligatoria alla luce di tutte le dinamiche che si stanno sviluppando e muovendo  nel mondo Prosecco.   Come pensare di voler far conoscere il mondo delle colline trevigiane se non uniamo le forze? Prendiamo la zona della Doc che conta  più di 400 milioni di bottiglie prodotte, aumentassero di un solo  centesimo a bottiglia la quota consortile potrebbero arrivare a guadagnare 4 milioni di euro per anno. Come potremmo noi a quel punto farci notare con una produzione che si aggira attorno ai  70/75 milioni di bottiglie?
Probabilmente la manovra inizialmente potrebbe procurare confusione e riscontrare trovare il favore di pochi produttori  ma ho come l’impressione che in questo momento la scelta più corretta sia quella di fare un consorzio unico che possa promuovere e tutelare in maniera decisiva le produzioni collinari e tutti i piccoli vignaioli che lavorano vigne in pendenze folli.
Più si tende a dividersi e più si rischia di perdere nei confronti di chi è economicamente più forte di noi. L’Unione non può essere concepita come perdita d’identità di un territorio basterà pensare di costituire una Docg con 3 Cru, Asolo, Conegliano e Valdobbiadene.

Francesco G. Siben – Cirotto Vini

La strada è difficile ma non impossibile, immaginare un consorzio unico del Prosecco che comprende i tre Consorzi, Asolo Docg , Conegliano-Valdobbiadene Docg e Doc allargata ,  con tre sottozone DOCG  ( Asolo, Valdo e Conegliano)  e relative microaree di eccellenza penso sia doveroso per mantenere distinte le peculiarità che ne emergono per natura. ( Monfumo per la zona di Asolo sta al Cartizze per Valdo). Questo per l’Asolo non significa perdere l’identità, ma unire le forze a tutto vantaggio di un territorio che acquisirebbe ulteriore valore agli occhi del mondo. Esempi intorno a noi di simili sinergie che funzionano ne abbiamo( vedi Franciacorta) , basterebbe riflettere, riorganizzare, “fare sistema” e prendere esempio da chi ha già attuato queste politiche. Qualche anno fa poteva essere vista come una “visione romantica” ma ora potrebbe essere un’ ipotesi realistica che passa attraverso un continuo racconto delle diverse zone di produzione partendo dal micro clima, passando per l’orografia dei terreni e la loro composizione , l’impatto dell’uomo sul vigneto e l’uso di vitigni antichi come la Bianchetta, la Bianchettona , la Perera e la Boschera ( Rabbiosa) che insieme alla Glera vanno a comporre il nostro Asolo Docg Superiore.

Negli incontri con la stampa che ci sono stati durante il recente Asolo Wine Tasting, il presidente del Consorzio Armando Serena ha spesso parlato di questo gruppo di giovani produttori che, se pur non formalmente costituito, ha all’interno del Consorzio  un’importante spinta propulsiva e di innovazione; in sostanza Serena ha fatto capire che la voglia di crescere passa da loro. Questo aspetto mi ha colpito molto, si è sentito un legame particolare anche tra generazioni diverse, tanto da farmi pensare che quella modalità di fare sistema che tanto invidiamo ai francesi qui si realizzi o si stia realizzando, mi sbaglio?

 Armando Serena presidente Consorzio Vini Asolo Montello

Alla mia elezione a presidente nel 2012 avevamo circa 22.000 €/anno di mezzi proprio da utilizzare per il Consorzio e quindi (come i precedenti presidenti) ho dovuto dedicarmi in prima persona (con l’ausilio saltuario di un’impegata di Montelvini e del CDA) alla sua gestione (tutto e per tutti come volontariato non retribuito).  Una delle prime necessità è stata quella di migliorare la comunicazione, con i Social in primis e, non avendo risorse, ho cominciato a chiedere informazioni ai Soci che sapevo essere più “smanettoni” di me.   Così abbiamo iniziato a sentirci principalmente con 3-4 persone, avendo dei feed-back da ciascuno di loro. Però era complicato ed ho pensato che sarebbe stato meglio che prima discutessero le rispettive istanze e che fosse uno solo di loro a riportarmi le proposte risultanti.  Per semplicità l’abbiamo cominciato ad identificarli come GRUPPO GIOVANI, che poteva venir (a loro scelta) integrato con l’apporto saltuario o definitivo anche di altri soci.  Tra di loro naturalmente ci sono degli enologi che hanno cominciato a parlare non solo di social ma anche di altre necessità per il Consorzio fornendomi così dei nuovi imput. Per merito del loro lavoro (si sono divisi autonomamente in sottogruppi) fra poco uscirà la prima bottiglia Istituzionale dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG e verranno stese delle proposte di modifica dei disciplinari. Questo organismo non è previsto dal nostro Statuto e quindi non non ha validità decisorie ma, proprio per il suo essere informale, recepisce molti imput da tanti produttori, soci ed anche da non soci.  Quasi sempre però le loro istanze vengono sottoposte (e qui rientriamo nell’istituzionale) al vaglio del CDA (che pure apporta proprie idee nuove) e successivamente, se necessario, portate all’approvazione dell’assemblea. Concludendo sul GRUPPO GIOVANI io dico sempre che si è fatto di necessità virtù col risultato che la mancanza di risorse ha cementato il gruppo e mi riporta quello che la base ha da dire!

Luca Ferraro – Bele Casel

L’Asolo ha un vantaggio su tutti, siamo piccoli e veloci,  Armando Serena è una persona molto capace che ha saputo cogliere le potenzialità di un territorio e della gente che lo vive.
Avrebbe potuto fare affidamento solo sulla sua enorme esperienza e invece ha capito che i giovani sono una risorsa immensa se ben gestita. Ecco che 6 ragazzi 2.0 collaborano e si confrontano sui temi più disparati, dal marketing ai problemi in vigna, portando all’attenzione del consiglio proposte che vengono vagliate e attuate in tempi molto brevi., se ritenute condivisibili.
I risultati per esempio sono quelli di essere riusciti per primi ad ottenere la versione Extra Brut negli Asolo Docg e di organizzare un grande Asolo Wine Tasting con risorse limitatissime.

Francesco G. Siben – Cirotto Vini

Il “gruppo giovani” che raggruppa una manciata di viticoltori del consorzio Asolo Montello, si è costituito spontaneamente per portare idee nuove al Consorzio; è come una squadra di rugby che, con tutti i suoi giocatori ,  vuole creare quello spirito di affiatamento  che serve a proporre azioni nuove per raggiungere un obbiettivo comune cioè valorizzare i nostri vini e comunicare il nostro territorio, anche in collaborazione con realtà locali che contribuiscano ad aumentare la visibilità turistica della nostra splendida zona. Noi giovani vogliamo far tesoro dei valori e dell’esperienza delle vecchie generazioni e, col loro supporto, dare il nostro contributo di idee per valorizzare queste colline che hanno secoli di storia ( risale alla Serenissima repubblica di Venezia)  e sono un patrimonio che va conservato per il futuro nostro e dei nostri figli. Personalmente sono convinto che le nostre colline affacciate alle prealpi trevigiane  possono ancora  esprimere un potenziale viticolo notevole  che noi viticoltori stiamo scoprendo poco per volta, vendemmia dopo vendemmia, vinificando separatamente  vigneto per vigneto e valorizzando ogni singolo appezzamento.

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