Feed on
Posts
Comments

di Irene Graziotto

In tema con il rush di fine anno, dei panettoni che invadono le corsie di supermercato mentre ancora si vendemmia (e non parlo di vendemmia degli ice wines), dei comunicati stampa natalizi con 30 gradi fuori (senza essere in Australia dove le feste cadono in piena estate), insomma, intaccata da questo spasmo consumistico che fugge il tempo e anzi lo scavalca, ero già alle prese col mio bilancio annuale degli incontri vinicoli e spirituali che avevano posto un bel + sul mio 2016. Ero appunto già pronta a chiudere i conti quando domenica 27 mi sono ritrovata al Mercato dei Vini FIVI a Piacenza. Il che mi ha costretto a riaprire il gioco per apporvi un altro +.

Ebbene sì, perché dal Mercato dei Vini FIVI non esci così come sei entrato: non fosse altro che per il quantitativo di bottiglie che hai comperato e per aprire le quali stai già pensando di organizzare cene una sera sì e l’altra anche.

Ma questo non è che il correlativo oggettivo di quello che è il mercato dei vini FIVI, anche se, forse sarebbe più corretto dire, dei “vignaioli” FIVI. Perché qui ad emergere, accanto al vino, è la persona che lo fa e non sarà solo un caso se le foto dell’evento che girano su Facebook ritraggono volti più che bottiglie. Merito di uno spazio ordinato, sei corsie dalla A alle E che tra sabato e domenica hanno accolto 400 vignaioli e oltre 9 mila visitatori e che permettono, grazie ad una gestione a misura d’uomo, di intessere con il vignaiolo un dialogo, spesso appassionato. Merito anche delle panche centrali che creano uno spazio di dialogo, un’agorà dove mangiarsi magari un panino in compagnia di un vignaiolo (chiedere a Paola Ferraro per referenze)

Ad attrarre addetti e simpatizzanti, con a seguito famiglia, bambini e persino cani è un clima di festa che rende il vino accessibile, anche mentalmente, e lo fa scendere dallo scranno altisonante cui è ancora oggi assurto in Italia. A questo abbassamento di tono che rende il vino non più banale ma più umano, più vicino al consumatore medio contribuisce anche la possibilità di poter acquistare in loco, che consente di portare a casa non solo le parole del vignaiolo ma anche il suo lavoro. Un lavoro, quello con la terra, che come ha detto Luigi Gregoletto, premiato quale Vignaiolo dell’anno, “ti può fare meno ricco ma sicuramente più signore”. Per l’intero discorso rimando al video di Mauro Fermariello qui: http://www.winestories.it/luigi-gregoletto-vignaiolo-dellanno-fivi-2016/

Luigi Gregoletto è vignaiolo in Miane, in una zona, quella del Conegliano-Valdobbiadene, che in questo periodo è sotto accusa. La federazione non è stata a guardare e ha deciso di esporre le bottiglie di Luigi sul tavolo di ogni regione tra gli stand di Piacenza Expo. Un segnale forte che conferma la capacità di lavorare in gruppo di questa associazione e che la rende una delle realtà del vino più costruttive in Italia. Spirito di squadra, partecipazione dal basso, proposte eversive laddove non in odore di anarchia, come ad esempio l’opposizione all’arricchimento dei mosti in un’annata come la 2015 o la proposta di cambiamento del meccanismo di voto nei Consorzi. Decisioni mai facili che rendono questi vignaioli più unici che rari, quasi fantastici.

Leave a Reply