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Il Merano Wine Festival, come sanno anche i sassi, è una tra le manifestazioni enogastronomiche più importanti d’ Europa. Spentisi i riflettori sull’edizione 2016, invece che raccontare di vini degustati e di eventi più o meno mondani, mi incuriosiva  approfondire il lavoro di chi ne gestisce la comunicazione.  Niente di meglio quindi che andare direttamente alla fonte e chiedere a  Stefania Gatta, dall’anno scorso al timone dell’ufficio stampa del Merano Wine Festival, di raccontarci la sua esperienza.

Stefania Gatta

Stefania, in merito alla gestione dell’ufficio stampa del MWF possiamo dire che l’anno scorso è stata di rodaggio e quest’anno di consolidamento, mi fai un bilancio? Naturalmente visto dalla tua parte. 

Ciao Michelangelo! 
che bello poter scrivere qualcosa sul mio lavoro!
Anzitutto grazie per aver atteso pazientemente queste righe e poi per raccontare il
MWF da un punto di vista diverso: osservare il mondo da nuove angolature serve ad avere una visione globale e meno autoreferenziale su di esso.
Ma veniamo a noi… 
Ho iniziato proprio in quesi giorni ad analizzare i risultati del lavoro fatto in questi ultimi due anni sulla comunicazione del Merano e devo dire di esserne soddisfatta. 
Approdai in Gourmet’s a maggio dell’anno scorso, fresca di dimissioni da una posizione manageriale a tempo indeterminato (Art. 18 incluso) presso una società piuttosto nota in Regione, con la ferma intenzione di iniziare un percorso da libera professionista. 
La situazione che avevo davanti era quantomeno avvincente: un nuovo progetto da sviluppare e lanciare (Wine Hunter), un ufficio stampa a riattivare, molte idee e ben confuse in merito alla direzione futura della società (e anche al mio futuro)  risorse limitate e un gioiellino come il Merano WineFestival da poter raccontare – da sempre riesco a comunicare e a raccontare solo ciò in cui credo e che mi appassiona!
Partivo, in pratica, da (quasi) zero: pertanto ho dovuto ricostruire il lavoro degli ultimi due anni, analizzare e comprendere quello in essere, stabilire il percorso da seguire per il futuro in base agli obiettivi aziendali.
Non è andata affatto male: per darti un’idea, a novembre i ritagli stampa e web erano il triplo di quelli dei due anni precedenti e a oggi l’incremento è costante (+35%, ma manca ancora dicembre!)
Anche il valore economico delle uscite e i potenziali lettori raggiunti sono aumentati notevolmente. A ciò dovremmo aggiungere i passaggi web e tv e la presenza del Merano sulla stampa internazionale, che attualmente non sono monitorati in modo completo.
Per raggiungere questi risultati ho lavorato sia in termini qualitativi che quantitativi: ho potenziato e migliorato le comunicazioni in uscita, implementato la banca dati aziendale, lavorato sulla qualità delle mediapartnership in base alla strategia di comunicazione stabilita insieme alla direzione. 
A livello di budget sono riuscita ad aumentare il potenziale di visibilità sui media da un lato e a diminuire i costi di promozione e di piano media dall’altro . 
Ho lavorato anche sulla qualità delle mediapartnership, cercando collaborazioni in linea con il target e l’autorevolezza del brand, sia a livello nazionale che internazionale, cercando di aprire al mondo del food e al lifestyle e spaziare per raccogliere nuovi pubblici – bio magazine e testate generaliste ad esempio. 
Il fatto che non provenissi dal settore vitivinicolo mi ha aiutata: l’esperienza pluriennale come manager della comunicazione mi ha fornito il sistema strutturato e il know how per operare in ogni settore e lo sguardo esterno al mondo del vino ha fatto sì che potessi conferire maggiore chiarezza e semplicità alle comunicazioni in uscita, portare innovazione laddove mancava, utilizzare un linguaggio e un approccio meno autoreferenziale  e perciò a volte confuso. 
Ulteriore elemento di complessità: il famoso meccanismo di concessione degli accrediti basato su alcuni criteri di selezione, che mi ha messa nelle condizioni di ricoprire un duplice ruolo: da una parte quello di “addetta stampa” che deve costruire relazioni con giornalisti e gli influencer che dovranno parlare dell’evento e, dall’altra, quello di dover “monitorare” le persone con cui costruire queste relazioni. Non è stato semplice, ma ciò mi ha permesso di conoscere meglio il panorama del settore e al contempo farmi conoscere da esso e iniziare un percorso di collaborazione e, con alcuni, di amicizia. Segnalo, tra l’altro, che questo meccanismo è utilizzato da diverse manifestazioni – non solo di settore – e che pertanto non è un unicum nel panorama degli eventi – di qualsiasi settore – a livello internazionale, tutt’altro.

L’approccio dei giornalisti di settore al MFW è ambivalente; c’è chi lo ama alla follia e lo considera uno degli appuntamenti irrinunciabili dell’anno e c’è chi invece non perde occasione per far sapere che non lo ama per nulla, anzi lo detesta proprio. Un atteggiamento che non trova riscontro con altri eventi simili, forse succede con il Vinitaly, ma sono eventi del tutto imparagonabili ovviamente. Secondo te perché?

I brand sono portatori di una propria identità, proprio come le persone: è più che normale quindi, che, come le persone, generino dei sentimenti e delle emozioni, anche la Juve è un brand e come ben saprai genera emozioni.

Dal punto di vista comunicativo, questa polarizzazione emozionale significa che l’identità del marchio Merano WineFestival è molto forte, che il Merano ha un carattere ben preciso e definito.

Penso anche che il mondo sia bello perché è vario, che siamo nell’era della polemica facile e che quando la volpe si lamenta dell’uva che non riesce a raggiungere, gli animaletti del bosco si girano incuriositi e aspettano che la volpe se ne vada per avvicinarsi al grappolo e assaggiarlo.  Ma i veri professionisti svolgono il loro lavoro senza lasciarsi influenzare da sentimenti personali. Questo è ciò che conta.

Infine permetti una chiosa personale. Ogni evento è un qualcosa di fortemente collettivo: nasce da un’idea degli organizzatori, ma è realizzato grazie al contributo di molti – i partner, gli sponsor, le istituzioni che lo supportano, i media e i giornalisti che lo seguono, tutto il personale di servizio che ci lavora, i visitatori che ne sono interessati e dai produttori che vi partecipano. Parlare male del Merano WineFestival è un po’ parlare male di una parte di mondo del vino e del cibo. Oltre a non avere senso non è affatto elegante.

Raccontami le tue passioni enogastronomiche, cosa ti piace bere, che preferenze hai per il cibo.

Nonostante le origini “crucche” ho un approccio passionale alla vita: un vino, un prodotto, un piatto mi entrano nel cuore quando mi colpisce la loro storia o sono legata ad una situazione vissuta con loro. Cerco la qualità della materia prima, sono piuttosto attenta alla filiera e cerco di fare una spesa il più possibile “local” e “bio” . Ho una predilezione per i rossi, in particolare modo i Sangiovese e i vini della Valpolicella, alle cene porto sempre il Kastlet di Loacker (anche ad agosto!). Tra i bianchi prediligo i Traminer e il Pecorino. Invece per quanto riguarda le bollicine berrei solo Cartizze. Sono golosa e curiosa, perciò vado dove mi portano il cuore e la gola.

Stefania Gatta, 35 anni, meranese di nascita e veronese di adozione, di occupa di comunicazione aziendale da oltre dieci anni, dapprima come manager all’interno di pmi, dal 2015 come libera professionista. 

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