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Evan Abrams

Natural and rose wines, Super Tuscans, Valle d’Aosta and Sicily. Evan Abrams, portrays NY wine scene

By Irene Graziotto

To understand where we are heading in the wine world, New York is more helpful than anywhere else being a relevant litmus test. Thanks to its young and resourceful community of consumers, here are shaped some of future wine trends. Differently from other markets such as Hong Kong or China where the budget is higher and wine is still a status symbol, the American capital has already faced that cultural revolution which has turned wine from a luxury good or special treat, to be poured only at special occasions, into a daily commodity.

In order to have a better insight of what is really happening, I’ve interviewed Evan Abrams, one of the young men of the New York wine scene. He has been in the restaurant wine industry for more than 15 years working as guest sommelier and beverage director. He is currently a sommelier for Union Square Hospitality Group in NYC and studying to sit for his Advanced Exam. He says of himself: “Give me GOOD bubbles, Chablis, or Chenin and I’ll be a happy guy”.

You work in one of the poshest restaurant in NY. What’s in right now? And what out?

“The rise of the small producer is still very alive. Hand-made wines with care and passion are sought out more. Wines with character and pride. The consumer is more textured so they demand a better quality. From a restaurant standpoint, large production wines are frowned upon. Why drink a bottle of wine when out to dinner that you can find at the supermarket?”

What do people ask for from Italy?

“It definitely depends on the guest’s palate but overall, Tuscany is more popular than Piedmont. The first place people gravitate to is familiarity. In my opinion, that’s going to be Super Tuscan and Chianti the majority of the time”.

What do they want more of?

“I’ll go on a limb here and say rose. Rose has taken off in popularity over the last few years and Italy is still strides behind France in that category”.

Where would you invest in Italy?

“In Italy, I would invest firstly in Valle D’Aosta. I believe the area hasn’t been fully discovered yet. There are amazing wines of nuance, depth, and soul. Sicily would be a strong choice as well. The lightness balanced with the aromatics and texture of some wines produced are compelling, really interesting”.

Organic and biodynamic. What do people want?

“I feel ‘natural’ is used more often. It’s easier to grasp. Natural wine is on the uprise as is eating consciously. We all invest more time learning about where our food comes from so why not our wine as well?”

Which differences in millennials’ wine consumption vs. the older generation’s?

“The older generation are less likely to step out of their comfort zone. Classic grape varieties from classic areas are definitely more popular among that demographic. Millennials are more open to taste something different. The wine industry has expanded enormously in the last decade so that plays an immense role. Finding a wine that is different yet still in their realm of comfortability makes the job of a somm fun”.

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Tendenze mondiali: la cartina al tornasole di New York

Vini naturali, rosati, Super Tuscan, Valle d’Aosta e Sicilia. Evan Abrams dipinge la situazione newyorkese

Per capire dove andrà il mondo del vino, New York è più utile che qualsiasi altro luogo essendo un’ottima cartina al tornasole. Grazie alla sua popolazione di consumatori giovani e intraprendenti, qui vengono tracciate alcune delle future tendenze in materia di consumo. Diversamente da altri mercati come Hong Kong o la Cina dove il budget è più alto e il vino è ancora uno status symbol, la capitale americana ha già portato a termine quella rivoluzione culturale che ha visto il vino trasformarsi da bene di lusso riservato ad occasioni speciali in bevanda quotidiana.

Per approfondire la scena newyorkese ho intervistato Evan Abrams, fra le giovani figure della scena enoica newyorkese. Evan lavora nel mondo della sommellerie da oltre 15 anni con all’attivo anche lavori come Direttore responsabile bevande. Attualmente è Sommelier per Union Square Hospitality Group in NY City e sta studiando per ottenere il livello Advanced di Sommellerie. Dice di se stesso: “Datemi delle BUONE bollicine, Chablis or Chenin e sarò felice”.

Lavori in uno dei ristoranti newyorkesi più alla moda. Cosa va oggi? E cosa non va più?

“Cosa è “in”: l’ascesa dei piccolo produttori è ancora un trend  in crescita. Vini artigianali realizzati con attenzione e passione sono sempre più cercati; vini con carattere e orgoglio. Il consumatore è più preparato e quindi pretende una migliore qualità. Cosa è “out”: da un punto di vista della ristorazione, vini di larga produzione non sono visti di buon occhio. Perché bere una certa bottiglia di vino fuori a cena se puoi trovare la stessa identica bottiglia al supermercato”.

Cosa chiedono di vino italiano?

“Dipende sicuramente dal palato del cliente ma in maniera complessiva la Toscana è più richiesta rispetto al Piemonte. Le persone chiedono un vino con cui hanno confidenza e questo sarà sicuramente un Super Tuscan o un Chianti nella maggioranza delle volte”.

Cosa second te cercherebbero di più?

“Mi sbilancio e dico rosé. Il Rosé ha preso molto piede negli ultimi anni ma l’Italia è ancora molto indietro in questa categoria rispetto alla Francia”.

Dove investiresti in Italia?

“In Italia investirei in Valle D’Aosta. Ritengo che l’area non sia stata scoperta ancora appieno. Ci sono vini incredibile in quanto a sfumature, profondità e anima. La Sicilia sarebbe sicuramente un’altra scelta: la leggerezza unita ai profumi e alla struttura di alcuni vini è stupefacente, davvero interessante”.

Biologico e biodinamico. Cosa cerca il consumatore?

“Sempre di più si sente usare il termine “naturale”. È più facile da cogliere. Il vino naturale è in crescita come lo è il mangiare in maniera consapevole. Investiamo tutti molto tempo nel capire da dove proviene il nostro cibo, per cui perché non farlo anche per il vino?”

Quali differenze sono percepibili nel consumatore Millennial rispetto alle generazioni più adulte?

“Le generazioni più vecchie escono con meno facilità dalla loro comfort zone. Varietà classiche da aree consolidate sono decisamente più diffuse in questa fascia di consumatori. I Millennials sono più disposti ad assaggiare qualcosa di diverso. L’industria del vino si è espansa in maniera incredibile nell’ultimo decennio e questo ha un peso importante. Trovare un vino che è diverso e tuttavia nel dominio “familiare” rende il lavoro del sommelier decisamente divertente”.

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