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L’Orcia Doc è una giovane ma agguerrita denominazione; così la dipinge l’inesauribile Donatella Cinelli Colombini, qui nelle vesti di Presidente del Consorzio vino Orcia. Ci crede, con caparbietà Donatella, nonostante la zona di produzione dell’Orcia Doc si posizioni tra Brunello e Nobile di Montepulciano. Parrebbe un’impresa titanica ricavarsi uno spazio proprio qui, in uno dei territori più importanti al mondo per la produzione di vino, soprattutto per la presenza di Re Mida Brunello, eppure con molta determinazione, la piccola produzione artigianale dell’Orcia si sta guadagnando un posto al sole, soprattutto grazie al turismo che in pratica acquista tutte le 240.000 bottiglie annue prodotte.

La Val d’Orcia vanta una delle campagne più belle del mondo, tanto che nel 2004 l’Unesco l’ha inserita nel Patrimonio dell’Umanità, primo territorio rurale a essere premiato con questo riconoscimento. Colline di una bellezza mozzafiato si alternano a castelli, abbazie, e borghi medioevali. I campi di cereali dominano il panorama alternandosi con pascoli, piante di ulivo secolari e vigne. I comuni compresi nella denominazione sono 13: Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Giovanni d’Asso, San Quirico d’Orcia e Trequanda. Inoltre, parte dei comuni di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena.

La denominazione Orcia DOC nasce il 14 febbraio 2000, grazie alla tenacia di alcuni produttori fondatori del Consorzio del Vino Orcia, con lo scopo di tutelare e promuovere l’immagine del vino e del suo territorio. Il Consorzio svolge anche un’intensa attività culturale che culmina ogni anno, ad aprile con l’Orcia Wine Festival.

La denominazione di origine controllata «Orcia» è riservata alle seguenti tipologie:

kerin o’keefe ambasciatrice dei vini d’Orcia e Donatella Cinelli Colombini

Orcia

Sangiovese (minimo 60%) più altri vitigni autorizzati dalla Regione Toscana ma non aromatici. Entra nel mercato il 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia.

Orcia Riserva

Il vino a denominazione di origine controllata Orcia, sottoposto a invecchiamento per un periodo non inferiore a 24 mesi, di cui almeno 12 in botti di legno, ha diritto alla menzione “riserva Orcia Sangiovese”.

Sangiovese: minimo 90%. Possono concorrere alla produzione di questo vino, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 10%, le uve provenienti dalle varietà Canaiolo nero, Colorino, Ciliegiolo, Foglia tonda, Pugnitello e Malvasia nera.

Orcia Sangiovese Riserva

Il vino a denominazione di origine controllata Orcia Sangiovese, sottoposto a invecchiamento per un periodo non inferiore a 30 mesi, di cui almeno 24 in botti di legno, ha diritto alla menzione riserva.

Orcia Rosato

Sangiovese (minimo 60%) più altri vitigni autorizzati dalla Regione Toscana ma non aromatici.

Orcia Bianco

Trebbiano toscano (minimo 50%) più altri vitigni autorizzati dalla Regione Toscana ma non aromatici. Entra sul mercato il 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia.

Orcia Vin Santo

Trebbiano toscano (minimo 50%) più altri vitigni autorizzati dalla Regione Toscana ma non aromatici. Le uve scelte accuratamente sono sottoposte ad appassimento naturale e ammostate tra il 1° dicembre dell’anno di raccolta e il 31 marzo dell’anno successivo. Invecchiamento obbligatorio per almeno tre anni nei tradizionali caratelli.

Negli ultimi mesi ho avuto la possibilità di assaggiare, in maniera più approfondita, i vini di Marco Capitoni e Donatella Cinelli Colombini. Due le referenze per Marco Capitoni: il “Capitoni” Orcia DOC, ottenuto da quattro ettari di vigneto impiantato nel 1999 (14.000 sono le viti di Sangiovese e 6.000 quelle di Merlot). L’uvaggio è 80% Sangiovese e 20% Merlot e “Frasi” Orcia Doc che rappresenta la selezione aziendale, da un vigneto del 1973 e viene prodotto solo nelle annate così dette migliori. L’uvaggio è composto delle varietà più classiche della Toscana (Sangiovese per la maggior parte, un po’ di Canaiolo e pochissimo Colorino). Per quanto riguarda Donatella Cinelli Colombini abbiamo il Cenerentola Doc Orcia, le cui sorellastre sono per l’appunto Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano. Per produrre il vino Cenerentola vengono usate le uve di Sangiovese (65%) e Foglia Tonda (35%), un vitigno autoctono di questa zona abbandonato circa un secolo fa e riscoperto proprio da Donatella Cinelli Colombini.  Poi abbiamo il Leone Rosso Doc Orcia da uve Sangiovese 60% e Merlot 40’% prodotto con le uve dei vigneti di Sangiovese e Merlot intorno agli edifici antichi della Fattoria del Colle in località Colle a Trequanda.

Che dire, è vero che due rondini non fanno primavera e che bisognerebbe degustare i vini di tutte le cantine associate al Consorzio (circa quaranta) prima di gridare al miracolo, ma gli assaggi fatti in varie occasioni, anche con profondità di annate, soprattutto per i vini di Marco Capitoni, e la determinazione di Donatella Cinelli Colombini nel valutare il potenziale di questa DOC Orcia, fanno davvero sperare in un futuro luminoso. D’altronde come non fidarsi di una produttrice che nel 1993 ha fondato il “Movimento del turismo del vino” ed ha inventato “Cantine aperte”, la giornata che in pochi anni ha divulgato l’enoturismo in Italia, scusate se è poco.

 Il claim “Orcia, il vino più bello del mondo” è del Consorzio del Vino Orcia.

Un ringraziamento particolare va alle donne del Vino del FVG Donatella Briosi e Antonella Cantarutti.

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