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Gianpaolo Giradi e Italo Maffei

Gianpaolo Girardi e Italo Maffei

Domenica 21 e lunedì 22 gennaio al Montresor Hotel Tower di Bussolengo ritorna l’atteso momento d’incontro tra Agenti, Produttori e Clienti per la presentazione del catalogo 2018 di Proposta Vini. Sono tra quelli che considera distribuzioni come Proposta Vini, ma anche Teatro del Vino, Les Caves de Pyrene, giusto per fare qualche nome, indispensabili per il piccolo vignaiolo che intende diffondere in maniera capillare il proprio prodotto. Proposta Vini è un’azienda specializzata con più di trent’anni di esperienza nella selezione e commercializzazione di vini, spumanti, distillati e olii. Vista l’imminente presentazione del catalogo 2018 ne ho approfittato per rivolgere qualche domanda a Gianpaolo Girardi, patron di Proposta vini.

Gianpaolo, una domanda di prammatica ma trascendentale per noi appassionati, quali le novità per il catalogo 2018 di Proposta Vini; che vini avete scovato in giro per il mondo e, soprattutto in Italia, tu e Italo Maffei?

Le novità europee riguardano Borgogna, Rodano (anche un nuovo Champagne) e un progetto chiamato Il Circolo di Vienna* con il quale intendiamo darà visibilità ad una zona vinicola storica ma attualmente poco conosciuta. Le novità italiane sono molte e riguardano diverse regioni (Alta Langa, Colline Saluzzesi, Carema, Val Venosta, Prosecco, Aglianico del Vulture, un nuovo Vino Estremo: Tell di Faccinelli, ecc.)

Qualche settimana fa su un noto social network è stata ripresa una vecchia discussione riguardante la distribuzione del vino, in particolare il focus riguardava i vignaioli che spesso sono ostaggio dei distributori, in una sorta di regime monopolistico. Personalmente credo che distribuzioni come la vostra, Teatro del Vino, Les Caves de Pyrene, dove il comune denominatore di chi ci lavora è la passione smisurata per il vino, consentano al produttore di delegare un aspetto della sua attività, la vendita, che difficilmente sarebbe in grado di fare con la giusta cognizione di causa o che nelle migliori delle ipotesi , con gli strumenti che ha a disposizione, rischierebbe di non varcare i confini della propria città, che ne pensi?

Probabilmente c’è ancora gente che la pensa così oppure qualcuno che ha interessi diversi e cerca di far passare questo messaggio. In realtà è vero il contrario: i piccoli produttori, intendo quelli che producono attorno alle 50.000 bottiglie (e anche meno) raramente hanno le conoscenze commerciali minime per poter operare e, soprattutto, non hanno fisicamente il tempo. Tutto quello impiegato a fatturare, spedire, gestire incassi e provvigioni, fare formazione agenti, dedicare tempo ai clienti è tolto al lavoro in campagna e in cantina. Inoltre c’è (e non solo in Italia) il grande problema del rischio incassi. I produttori che si affidano a noi (alle distribuzioni serie intendo) sono presenti sul mercato in maniera capillare, senza rischio, dedicando a questo ambito tempi irrisori.

26221088_860927124081971_3973121322434458304_oGianpaolo una longa manus mi ha passato l’introduzione che hai scritto al nuovo catalogo di Proposta Vini 2018, ad un certo punto vai a toccare un argomento che ritengo attualissimo e che desta molta preoccupazione, mi riferisco alla “leggerezza professionale”, intesa come imperizia nello svolgere il proprio lavoro di molti addetti che operano nel settore dell’enogastronomia. Ci sono ancora presunti professionisti che chiamano Prosecco ogni vino con le bollicine che versano nel bicchiere si tratti di Franciacorta o Trento Doc, tanto per fare l’esempio più banale che mi viene in mente; questi atteggiamenti sono molto più comuni di quanto si possa immaginare e creano un danno enorme d’immagine non solo ai professionisti seri ma a lungo andare a tutto il comparto, sei d’accordo?

In realtà è un invito a voi giornalisti, che vi occupate di questo mondo del vino, affinché mettiate in campo tutta la vostra forza comunicativa per far sì che cambi l’approccio individuale di molti che lavorano nella ristorazione. Il cameriere, il barista, l’enotecario sono i veri ambasciatori dei prodotti di territorio e non è possibile che non si pongano il problema di riuscire a trasmettere l’oggettivo valore di un determinato vino in relazione proprio all’unicità del territorio nel quale viene prodotto. Aggiungo che non è una questione di etichetta ma solo di buon senso, rispetto ed educazione.

*Il Circolo di Vienna raccoglie una serie di vini provenienti da Austria, Germania, Polonia, repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Slovenia, Trieste, Gorizia e Ungheria.

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