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71837143_10217568234391409_1421412485944049664_oNon ho mai calcolato con precisione la distanza che separa la cantina di Dario Princic da quella de Il Carpino di Franco Sosol: rispettivamente il primo e l’ultimo produttore che puoi incontrare percorrendo la strada della ribolla gialla di Oslavia. Dovrebbero essere all’incirca 4 chilometri. Nel mezzo di questo breve tragitto a salire, oltre a loro, incontri Primosic, Fiegl, Radikon, La Castellada. Si, c’è anche Josko Gravner ma quella è un’altra storia. Oslavia (Oslavje in sloveno) è un borgo sospeso nel tempo, un tempo antico, abitato da contadini, dove, antropologicamente, è possibile ritrovare le nostre origini. Non c’è una chiesa e nemmeno una piazza a Oslavia, ci sono però 57.000 anime cadute nella Grande Guerra, custodite nell’Ossario, monumento dedicato alla follia umana ma al tempo stesso straordinario luogo laico di meditazione e di inno alla vita.

71546900_10217568236111452_1549771607969366016_oOslavia è anche un non luogo, polverizzato dalla ferocia della Prima Guerra Mondiale che qui cancellò tutto, annichilendo secoli di memoria e salvando dalla devastazione solo la ribolla gialla. Mi dà sollievo pensare, che in questa terra martoriata dalla violenza degli scontri bellici, abbia un senso profondo, a livello simbolico, quello che per la teologia cattolica è la transustanziazione, il sangue che diventa vino. Suggestioni, certo, ma che aiutano a dare un significato a qualcosa di sconvolgente. Basti pensare che la reporter di guerra, l’austriaca Alice Schalek scrisse: “Che un monte possa morire lo si vede da qui, non senza emozione. La guerra uccide uomini già da due anni, a questo ci siamo abituati, ma l’assassinio dei monti è qualcosa cosa di mostruoso che i nervi riescono a malapena a sopportare. Tutti conoscono il dosso di Oslavia, la montagna morta…”

71848700_10217568257311982_92945991388364800_oMa c’è ancora qualcosa che a Oslavia trova senso, forse più che in ogni altro posto, ed è la macerazione dell’uva ribolla sulle proprie bucce. Se n’è parlato molto in questi ultimi anni di Orange Wine, c’è chi vinifica per tradizione, passione e senso di appartenenza, altri perché va di moda e, in quest’ultimo caso, con il rischio di ottenere vini anonimi e senza personalità, piatti nei profumi e al gusto. Se vogliamo trovare un luogo che renda straordinariamente unico un vitigno duttile come la ribolla gialla, che per quanto mi riguarda nella vinificazione in bianco tradizionale non trovo particolarmente espressivo, questo posto è Oslavia, e solo Oslavia. Qui, con la macerazione, succede qualcosa di unico e irripetibile altrove, dando senso compiuto al concetto di terroir.

 “Credo non ci sia richiamo identitario più forte per noi: la ribolla gialla è qualcosa che c’è sempre stato, c’era prima e c’è ancora adesso, un punto fermo al quale non possiamo rinunciare, un filo conduttore della nostra storia e della nostra tradizione. Ognuno di noi si confronta con quest’uva attraverso modalità del tutto personali, ma la ribolla è intimamente presente nell’animo di chi vive e lavora sulla terra di Oslavia” – Marko Primosic

“Gli ettari di ribolla di Oslavia sono tuttora molto pochi. Ci sono altre zone che stanno puntando sul vitigno e nella parte slovena sul Collio è forse l’uva a bacca bianca più diffusa. Però il legame di Oslavia con la ribolla è sempre stato unico, strettissimo; ed è per questo che noi produttori oggi rivendichiamo questo rapporto privilegiato. Credo, però, che sia necessario instaurare una sorta di codice d’onore tra vignaioli, che si devono impegnare a piantare ribolla solo nelle posizioni vocate, dove può effettivamente dare il meglio” – Stanko Radikon

71495510_10217568258272006_7529317956128342016_o“La ribolla è il vitigno che più amo e che mi dà le maggiori soddisfazioni, perché è molto difficile da gestire, da far esprimere ad alti livelli qualitativi; ma rispecchia Oslavia e la sua gente; rispecchia gli sforzi che facciamo in vigna durante l’anno e che poi si ritrovano in bottiglia.” – Franco Sosol – Il Carpino

“Secondo me la personalità della ribolla viene svilita soprattutto dalla tecnica della pressatura soffice, che non permette di estrarne tutta la ricchezza. La ribolla è un’uva carnosa, ha polpa rigida; se la spremo non riesco ad estrarre tutto quello che c’è dentro. Trattandola con la macerazione a caldo o a freddo, come pure fa qualcuno, si ottengono risultati ben più interessanti.”Nicolò Bensa – La Castellada

“In azienda abbiamo vigneti di ribolla gialla vecchi di circa sessant’anni, posti proprio nel centro di Oslavia; li curiamo in modo diverso cercando di salvaguardarne l’esistenza, perché sono la storia vivente del luogo. Quando si tratta di ribolla c’è sempre una certa attenzione: non è un vitigno qualunque, ma fa parte della nostra anima”Robert Fiegl.

“Oslavia è il mio orgoglio. È il luogo dove sono nato, dove mi sento a casa. È anche il luogo dalla storia difficile e tragica. Dopo la Grande Guerra qui era un deserto, c’erano solo morti e desolazione; ma siamo ripartiti, abbiamo ricostruito il nostro futuro. Ed è naturale che, più una terra è segnata dai problemi, più la si apprezza e più ci si sente ad essa legati. Il rapporto tra noi produttori è, poi, un altro punto di forza del nostro territorio. C’è scambio di esperienze, c’è collaborazione e questo è importantissimo per cresce tutti insieme” – Dario Princic

Gli interventi dei produttori sono tratti dal libro “Ribolla gialla Oslavia The Book”.

Per approfondimenti http://www.ribolladioslavia.it

2 Responses to “La strada della ribolla gialla di Oslavia”

  1. Caxxo se mi hai fatto venire sete!!! :)

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