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Un silenzio irreale, a parte rare eccezioni, circonda la vicenda Terrano; forse perché giunge dalla periferia dell’impero e la stampa specializzata, sempre sulla notizia, preferisce dare spazio a questioni più pregnanti, diciamo di costume. Il Terrano o Teran, come si è sempre chiamato in questa zona di confine, il vino della tradizione dell’altopiano Carsico, naturale compagno dei deliziosi piatti serviti nelle Osmize, rischia di diventare solo ed esclusivamente sloveno. Nel 2004, quando la Slovenia è entrata a far parte dell’Europa, ha depositato il marchio rivendicando l’origine del nome Teran. Fino a oggi però si è sempre ragionato su un accordo transfrontaliero e nulla lasciava presagire una presa di posizione così intransigente sull’uso esclusivo del nome, come avvenuto in un recente convegno a Trieste a opera del segretario di stato sloveno al ministero per l’agricoltura Tanja Strnisa. Siamo di fronte a un nuovo caso Tocai? In realtà in Slovenia non esiste nessuna località chiamata Teran e come ribadito dagli storici di agronomia il nome Teran parrebbe identificare più un vino che un vitigno, in quanto lo stesso apparterrebbe alla famiglia dei Refoschi. Il punto e che se l’Unione Europea dovesse accettare, così a cuor leggero, che si possa assegnare l’esclusività del nome in assenza di un luogo geografico si aprirebbero scenari davvero inquietanti. Su questo tema ho cercato di raccogliere il parere dei produttori carsolini ma solo Matej Skerlj ha fatto sentire la sua voce preoccupata che riporto più sotto. Questo fa ben sperare, vuol dire che c’è tranquillità, probabilmente tutti confidano in una risoluzione di buon senso e il disciplinare transfrontaliero si farà, stiamo sereni.

Matej Skerlj (produttore e presidente dell’Associazione Viticoltori del Carso) sulla questione Terrano

In questi giorni passiamo delle giornate piuttosto convulse ed attaccati ai cellulari. È vero che dal nostro ministero abbiamo ricevuto una lettera dove sostanzialmente ci chiede di trovare, assieme alla Regione, un nome alternativo al Terrano in quanto la Slovenia lo ha tutelato. Pare che lo abbia tutelato già nel 2009 e che la procedura abbia avuto inizio già nel 2004! La prima domanda che mi pongo è come mai sappiamo le cose solo oggi? Perché non eravamo informati di cosa sta succedendo a livello comunitario? Della vicenda ne siamo venuti a conoscenza dai colleghi Sloveni a cose fatte, dopodiché abbiamo sempre collaborato per una DOC transfrontaliera unica, che sarebbe una gran bella cosa e che resta ancora il traguardo a cui ambiamo sia dalla parte Slovena che Italiana. Per nostra fortuna i colleghi sloveni ammettono che il Carso è unico e che il vino è lo stesso. In questo stanno collaborando con noi per trovare una soluzione che porti alla creazione della doc unica. Questo a nostro avviso aiuterebbe a tutelare veramente il vino Terrano; basti pensare che attualmente e venduto anche IGT fuori dalla zona del Carso, cosa che non dovrebbe essere in quanto il Terrano è strettamente legato a questo territorio. Finalmente forse riusciremo anche noi a fare chiarezza sulla zona del Terrano, cosa già tentata in passato ma di difficile soluzione a causa di cavilli burocratici. Quindi diciamo che se tutto va per il meglio può essere veramente una cosa positiva per tutti. Il problema come al solito è burocratico e a livello comunitario; qui pero devono intervenire i ministeri e chi di dovere per mettere la cosa nero su bianco. La volontà c’è, le istituzioni sono al lavoro e speriamo che prima possibile si venga a capo della vicenda anche per dare un segnale forte e per dimostrare che i progetti Interreg servono e che le frontiere sono state veramente abbattute. Aggiungerei anche che certamente i nomi sono importanti, basti pensare che qui da noi hanno preso il nome del Prosecco e della Glera, ma bisogna fare anche attenzione ai contenuti che questi nomi rappresentano per non diventare esclusivamente un marchio commerciale perché stiamo sempre parlando di alimentazione, cibo e salute.

La foto di Matej Skerlj è di Mauro Fermariello http://www.winestories.it/

3 Responses to “Terrano, un silenzio assordante”

  1. Rosa Celeste scrive:

    TERRANO

    Dolore avrei dovuto provare nel parlarvi
    Gente, contadini del Carso
    Non il piacere borghese e domenicale

    Nei visi scorzati dalla Bora
    Avrei dovuto guardare
    Entrare con voi nei vigneti
    Dove si spacca la pietra dura
    -tenace il corpo e la malòra in cuore-

    Ad un tavolo d’osteria
    Bevo quel vino aspro e sanguigno
    Che per Voi diventa UMANITA’-

    Rosinella celeste lucas

  2. Marino scrive:

    E i croati cosa dicono? Ne fanno tanto anche loro di Teran…

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