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Emanuele Giannone per La stanza del vino

Secondo appuntamento col botto. Breve ripasso: Helmut Knall[1] è il munifico enofilo che, auspici Georgescu-Roegen e Illich, mi inviò sotto Natale sei bottiglie dall’Austria a titolo di corrispettivo di una traduzione. L’equivalente italiano del suo cognome è letteralmente botto e il composto Knallbonbon significa castagnola (nel senso di petardo). Con un poco di fantasia, meglio se sbrigliata dopo fruttuosa stappatura, Knall-Bon-Bon riecheggia Est!Est!!Est!!! nel suo senso primigenio; e in effetti anche qui, come nella storia di Giovanni Defuk e del coppiere Martino, è di vino buono che si tratta. La prima bottiglia è andata tempo fa (knallbonbons #1). Ecco la seconda.

Kremstal Reserve “Urknall” Grüner Veltliner 2013 Zöhrer

Weinstadt Krems, si legge sull’etichetta. Krems è città del vino da oltre 1000 anni. Affacciata sul Danubio, dà il nome alla valle e alla denominazione. Qui la vite trova suoli antichi e commisti: terrazzamenti su löss, che è di per sé una centrifuga sedimentata di tanti ingredienti, molto idrossido di ferro e sali di varia sorta, con il carbonato di calcio a far da base; e su ardesie di varie gradazioni. Zöhrer vanta la proprietà di alcune parcelle da più di 400 anni e battezza Urknall – traducibile in toni da mandrakata come il superbotto – le sue Riserve in annate ritenute particolarmente favorevoli. Questa è da Grüner Veltliner, stesso vitigno del primo Knallbonbon. Rispetto a quello, peraltro, siamo nel grün dipinto di blu, c’è clorofilla per ogni dove e il giallo si è ridotto a un sole riflesso nei profumi molto contenuti di frutta gialla, semplici dettagli in un bouquet coeso e suggestivo: note vegetali in varietà e prevalentemente verdi, dal lime alla rucola alle erbe fini all’ortica, con in più la sorpresa della noce; speziatura elegante, di pepe e cardamomo; cenni terrosi e minerali molto nitidi. Naso coeso e profondo – e giusto in profondità fa capolino il giallo con una punta di frutta disidratata (mela) e zenzero. Verticale, fendente e di buon nerbo al palato, con sensazioni pseudo-piccanti immediate e spiccata freschezza ad aprire la strada a kiwi, cerfoglio, uva spina e mallo di noce. La progressione è ancora piuttosto contratta, un mare d’erba in cui il minerale calca il passo, articolato in sale, note terrose e ardesia. Il frutto resta sullo sfondo e si accoda nel finale al leitmotiv speziato-vegetale. Persistenza piuttosto lunga e connotata da freschezza molto vivace. Carattere e fermezza che lasciano presagire un futuro radioso – più solare? – per questo vino in erba. Intanto, è assodato: l’erba del Veltliner è sempre più verde.

[1] Helmut Knall è uno scrittore, giornalista, consulente enogastronomico e genius dietro wine-times.com. Mentre gestisce a Vienna una sorta di bacaro, inizia a scrivere negli anni ’80, incoraggiato dalla poca serietà dell’informazione mainstream sul vino. Italofilo da sempre, ha un debole per il vino – Amarone über alles – e per antipasti, cicheti e primi.

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