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44903689_10215128194751943_5814731341861748736_nMolte volte le cose essenziali sono invisibile agli occhi, e per noi la durella è stata per molto tempo un vitigno poco considerato, forse perché mai espresso nella sua pienezza, soprattutto come spumante. Dopo anni di sperimentazioni ho capito di avere tra le mani un tesoro immenso, dove la Lessinia, con il suo terreno vulcanico, dà origine a un vino che per acidità, versatilità e longevità è unico nel suo panorama.

Le parole sono di Federico Zambon che in quel di Roncà ha deciso di dedicare anima e corpo alla produzione dello spumante da uve durella e descrivono, con forza, tutto il potenziale di questo vino comunemente conosciuto come Durello. Stiamo parlando di una micro produzione, ha infatti superato da poco il milione di bottiglie ma che a tutti gli effetti è la quinta DOC spumantistica italiana. Naturalmente l’idea di aumentare la massa critica c’è tutta, tanto è vero che nel 2017 sono state piantate un cospicuo numero di barbatelle che andrà a triplicare la produzione di bottiglie. Se avete la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il mitico ingegner Renato Cecchin, proprietario di Casa Cecchin, per chi non lo sapesse, uno dei padri del Metodo Classico ottenuto da uve durella, capirete che questi numeri sono destinati a crescere ulteriormente. L’ingegnere, cartina alla mano, vi farà vedere con dovizia quali sono i terreni tra Verona e Vicenza più vocati da destinare a durella. Non precorriamo troppo i tempi però, questo è un ragionamento che merita di essere approfondito in una monografia dedicata al profeta del Durello.

44932961_10215128198672041_2901012587518885888_nIl presente parla di 366 ettari coltivati a durella sulle colline veronesi e 107 ettari su quelle vicentine. Sono 428 i viticoltori che coltivano quest’uva autoctona e, ad oggi, le aziende socie del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello sono 32. Il presente racconta anche di una sofferta ma importante decisione, approvata all’unanimità dall’assemblea dei soci del Consorzio, di modificare i disciplinari di produzione, andando a distinguere in maniera netta il metodo italiano (Martinotti-Charmat) dal metodo classico. Con la dicitura “Lessini Durello” verrà indicato solo lo spumante prodotto in autoclave con metodo italiano, mentre la denominazione “Monti Lessini”, finora dedicata ai vini fermi, diviene solo esclusiva per lo spumante ottenuto con rifermentazione in bottiglia. Scelta intelligente, oculata e lungimirante perché permette di legare il Metodo Classico ad un territorio bene preciso, come del resto avviene per Franciacorta, Trento DOC, Oltrepò Pavese e Alta Langa, visto che è proprio nella produzione di metodo classico che la bollicina berico scaligera esprime tutta la sua classe. Certo poi ci sono le ragioni del mercato ed è lapalissiano che, al traino del Prosecco, oggi si venda con più facilità la bottiglia ottenuta con metodo Charmat.  43628307_10215128165951223_5730945179980922880_nL’auspicio/atto di coraggio è che i produttori del Consorzio non vadano a replicare, nel contenuto delle loro bottiglie, il famosissimo sparkling wine Veneto ma cerchino percorsi del tutto personali, visto che hanno la fortuna di avere tra le mani un’uva di notevole acidità come la durella che ben si presta ad essere spumantizzata con uno Charmat lungo. A titolo di esempio chiedere, anzi assaggiare, il Lessini Durello di Zambon, Cavazza e Dal Maso. Come del resto è incontrovertibile che per il Metodo Classico, pur trovando prodotti di ottima fattura tra quelli che sostano 36 mesi sui lieviti, i veri giganti di questa denominazione hanno riposato sui lieviti dai 60 agli 84 mesi, vedi la Riserva di Fongaro, il 60 e 120 mesi di Gianni Tessari, o la Riserva di Casa Cecchin, tanto per fare qualche nome. Un progetto in continua evoluzione quello degli spumanti da uve durella che si arricchirà prossimamente anche della versione Crèmant. Non è finita, nel 2019 potremo assaggiare anche il primo Metodo Classico di Federico Zambon e di Nicola Dal Maso; chi ha avuto la fortuna di degustarli in anteprima ne parla un gran bene. Monti Lessini rulez!

Il mio Durello, la parola ai produttori

Roberta Cecchin – Casa Cecchin

In quest’epoca di grande cambiamento climatico la Durella rappresenta per me una certezza, un punto fermo della nostra produzione. Il carattere minerale e la sua freschezza la rendono un’uva straordinaria capace di esprimere tutto il suo potenziale con la rifermentazione in bottiglia. Ci vogliono almeno 4 anni di cui 3 sui lieviti per ottenere un buon Metodo Classico. E il terreno vulcanico è quello che fa la differenza. Vorrei riuscire a fare apprezzare il Durello Metodo Classico agli esperti di vino, a chi è convinto che i grandi spumanti si facciano da un’altra parte.

Nicola Dal Maso – Dal Maso Società Agricola

La nostra famiglia vanta antiche radici nella zona Doc del Gambellara dove siamo nati e cresciuti con la Garganega. Quaranta anni fa è iniziata l’acquisizione di nuovi terreni sui Colli Berici, zona altamente vocata alla produzione di grandi vini rossi. Ora, Nicola Silvia ed Anna, la quarta generazione di vignaioli della nostra famiglia ha un nuovo importante progetto tutto incentrato attorno all’uva durella. Questo meraviglioso vitigno autoctono e storico delle nostre colline vulcaniche ha enormi potenzialità soprattutto se coltivato e vinificato nella versione spumante. Da 5 anni ormai siamo entrati in possesso di una tenuta nella sommità delle colline del comune di Roncà , vicino alla vetta del Monte Calvarina a circa 500 metri di altitudine. Qui abbiamo 4 meravigliosi ettari di viti durella di quasi 40 anni di età che ci danno la possibilità di ottenere un eccellente vino base che perfettamente si presta alla spumantizzazione con il metodo classico. Siamo orgogliosi di avere questa grande opportunità con questo nostro vitigno perché finalmente andremo a produrre un grande spumante da rifermentazione in bottiglia con un vitigno tutto nostro, storico ed autoctono, finalmente diverso dai tanti e blasonati “champenoise” da uve “francesi”. Questo è il primo motivo di vanto ed inoltre, cosa che a me piace sempre ricordare, questa nobile uva ci da la possibilità di raccoglierla in autunno inoltrato mantenendo ed anzi esaltando tutte le proprie caratteristiche di succosità, solidità e tipicità donandoci però ancora una meravigliosa acidità e freschezza. Quando tante uve in Agosto sono già in cantina la nostra durella è ancora a metà del suo percorso di maturazione e un mese e mezzo in più sulla pianta vuole dire molto se non quasi tutto. Dopo che la vendemmia è avvenuta, per noi la prima è stata nel 2015, la vinificazione del vino base è stata molto affascinante. Produrre una base per un vino spumante è qualcosa di molto diverso rispetto alla vinificazione di un vino “normale”. Per non parlare poi di tutto quello che è il rito della seconda fermentazione in bottiglia, del modo in cui il vino viene lasciato riposare sui propri lieviti, del processo del remuage, della sboccatura, dei continui assaggi delle bottiglie in affinamento per arrivare poi a capire la giusta formula della liquer e del dosaggio degli zuccheri. Insomma penso si capisca tutta la nostra eccitazione per questo nuovo nascituro della famiglia Dal Maso. Tutto nuovo e tutto molto stimolante. Pensare di produrre un vino bianco che ha le caratteristiche e la possibilità di invecchiare meglio e di più di un rosso è un obbiettivo davvero molto ambizioso. Inoltre la nostra azienda vuole dare una nuova impronta a quello che sarà il Metodo Classico nuovo dei Monti Lessini. Vogliamo produrre un nostro nobile spumante che si stacchi dai gusti fino ad ora conosciuti per segnare un nuovo solco che vada verso quello che è la tendenza dei grandi del mondo, con maggior freschezza e bevibilità ma nel contempo grande solidità e mineralità per dare quel tocco in più a questa meravigliosa uva per potersi confrontare con i grandi “champenoise “di tutto il mondo.

Matteo Franchetto – Gianni Tessari Wine

Produrre spumante metodo classico con l’uva Durella è un po’ come usare il cacao per fare un cioccolatino o il latte per fare un gelato. È una cosa “naturale” quasi ovvia, non servono compromessi o espedienti per ricavare la materia prima ideale. Ovviamente ogni produttore la interpreta poi alla sua maniera, noi per esempio abbiamo scelto di lasciare che questo spumante si prenda il tempo che gli serve per raggiungere l’armonia e l’equilibrio necessario. Quindi almeno 3 anni, ma anche 5 o 10 sui lieviti per consentire al prodotto di esprimere le sensazioni e le emozioni che lo caratterizzano. Caratteristiche che non dimentichiamo provengono sia da un’uva che da un territorio come i Monti Lessini con caratteristiche uniche ed esclusive. Per questo dal loro matrimonio deriva un prodotto che definirei “prezioso”.

 

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