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46051529_10215235149465744_259307396365549568_oIl Merano Wine Festival è giunto alla 27^ edizione, come da tradizione ormai consolidata è stato un successo indiscutibile, al punto che è uno dei rari casi in cui la parola evento coglie l’essenza del suo significato vero senza essere usata a sproposito come spesso accade. Qualcuno, volendo fare un parallelismo con il mondo del cinema, ha definito il Merano Wine Festival come la Cannes dell’enogastronomia e forse il paragone è davvero azzeccato perché, grazie anche alla bellezza della città Merano, la manifestazione si fonde perfettamente con tutti quegli elementi molto vicini alla mondanità, attori e attrici compresi. Ovviamente, come tutto ciò che ha successo in Italia, e la cittadina tirolese è in Italia, il Festival attira a se anche qualche antipatia. Le critiche ormai prevedibili, anche se non del tutto infondate, sono sempre le stesse: il senso di degustare in mezzo alla bolgia del Kurhaus, il ritorno economico per i produttori, ecc. Per l’appassionato di vino e anche per il professionista, il senso dell’esserci e dell’imperdibile delle giornate meranesi, non va ricercato necessariamente nelle sale del Kurhaus, ma in tutti gli eventi collaterali che sono davvero tanti, spesso unici e irripetibili. Qualche esempio? Le degustazioni guidate all’Hotel Therme, il focus sui vini rosè con Rosè – Vino in futuro, ma soprattutto la novità del fuori salone The Circle – People, Lands, Experiences e la seconda edizione di Naturae&Purae, il convegno curato e ideato da Helmuth Köcher e Angelo Carrillo ai Giardini di Castel Trauttmansdorff.  46018126_10215235171266289_5695276722128158720_oA Naturae&Purae si è parlato delle nuove tendenze che puntano al ritorno alla radice della vitivinicoltura e dell’alimentazione, in particolare, per quanto riguarda l’aspetto vino, attraverso le esperienze di due grandi esperti come Andrea Paternoster,  apicoltore della Val di Non, che ha raccontato la più antica bevanda fermentata dall’uomo, l’Idromele, ottenuto dalla fermentazione di miele e acqua, e Mario Pojer, tra i più maggiori vignaioli italiani, produttore di Zero Infinito, vino allo “stato puro”, si è cercato di andare alla radice della cultura “del vino” inteso come fermentato alcolico. Uno sguardo sulle fermentazioni ancestrali, da quelle preistoriche, l’Idromele, a quelle contadine dei vini “ardenti” e rifermentati come il Prosecco e il Lambrusco dei secoli passati. Partenza con il botto invece per The Circle – People, Lands, Experiences. Un’idea davvero vincente questa dell’area relax, che permette di prenderti una pausa dal frastuono del Kurhaus senza farti perdere il focus della manifestazione. Uno spazio di 450 mq in Piazza della Rena, che per tutta la durata del festival è stato teatro di degustazioni, incontri con piccoli produttori di tipicità, vignaioli e chef, con lo scopo di esplorare i territori da cui provengono e conoscere le storie di uomini e delle loro esperienze nel campo food&wine. Arrivederci quindi, facendo tutti gli scongiuri del caso, alla prossima edizione, la 28^, dall’8 al 12 novembre 2019.

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