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69809394_10217314711493495_1344208975624667136_nHa fatto bene il Consorzio a rinunciare ad organizzare la consueta anteprima di maggio, per fare assaggiare i Soave d’annata con qualche mese in più in bottiglia? Certamente sì, anche se nell’assaggio complessivo alla cieca dei 22 Soave 2018 (pochi per la verità) non ho trovato particolare giovamento. Vini al momento scomposti, non particolarmente brillanti, tranne qualche notevole eccezione, che già incanta adesso di cui dirò dopo. Il trucco di tutta la faccenda però sta proprio qui: l’annata 2018 riassaggiata già l’anno prossimo, o magari tra due anni, ci regalerà bottiglie che ne guadagneranno in sostanza e complessità. Questo dovrebbe essere il leitmotiv del prossimo futuro per questo grande bianco italiano; non rincorrere ossessivamente le esigenze del mercato, ma ritagliarsi uno spazio di attesa che non debba essere necessariamente lunga. Infatti, le annate 2017 e 2016, degustate al Palazzo della Gran Guardia di Verona, sono risultate di grande impatto con alcuni Soave Superiore Docg davvero importanti. Ma questa non è l’unica nuova anticipata dal Consorzio alla stampa. Come prima cosa questa appena conclusasi dovrebbe essere l’ultima edizione di Soave Versus in questo format, quindi per il 2020 aspettiamo cambiamenti importanti.  Rimanendo però al presente, e in particolare all’annata 2019, sono state annunciate due importanti novità: la prima è l’attivazione del Piano di produzione della Doc Soave. Si tratta di una dichiarazione preventiva che indica le superfici vitate che si intendono rivendicare a DOC nella vendemmia successiva e una dichiarazione di impegno da parte dei produttori che intendono vinificare uve atte alla Doc Soave. 69804699_2998811053524819_2189702235921842176_oQuesto consentirà al Consorzio una puntuale analisi preventiva dei carichi produttivi che permetteranno scelte più oculate sia dal punto di vista produttivo che remunerativo. L’altra novità e che, a partire dall’annata 2019, si potranno indicare in etichetta le 33 Unità Geografiche Aggiuntive, e dove richiesto dal Consorzio, anche della menzione Vigna. La Regione Veneto ha infatti demandato al Consorzio la gestione dell’elenco delle vigne, una ulteriore opportunità per i produttori di valorizzare ancora di più la propria identità territoriale. La mia amica Maria Grazia Melegari, profonda conoscitrice del Soave, parla di vera e propria svolta e io le credo ciecamente.

Gli assaggi

Dei 55 campioni assaggiati alla cieca (22 del 2018, 26 del 2017, 6 del 2016 e uno del 2014.), non moltissimi in verità per farsi un’idea precisa, ne ho scelti 10:

  • Filippi Soave Doc Castelcerino 2018 (mi ha fatto saltare letteralmente sulla sedia)
  • Cantina di Monteforte Soave Superiore DOCG Classico “Castellaro” 2017
  • Corte Mainente Soave Doc Classico “Vigne del Tenda” 2017
  • Corte Moschina Soave Superiore DOCG “I Tarai” 2017
  • Inama Soave DOC Classico “Vigneti di Foscarino” 2017
  • Montetondo Soave Classico “Foscarin Slavinus” 2017
  • Gini Soave Doc Classico “La Froscà” 2016
  • Ballestri Valda Soave Doc Classico “Sengialta” 2016
  • Portinari Soave Doc “Albare” 2016
  • Zambon Soave DOC “Le Cervare” 2017 (un vino contraddittorio e destabilizzante, che non lascia indifferenti, e proprio per questo motivo merita attenzioni e un riassaggio tra qualche mese o magari tra un anno. Sono convinto che sarà una gran bella sorpresa)

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